Si è appena conclusa la ventunesima Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici. Uno dei punti fermi che sono stati fissati è il necessario abbandono delle fonti fossili a favore delle rinnovabili. Il nostro Paese con forza ha ribadito questo concetto, ma sembra che nei fatti in Italia stia accadendo l’opposto. Dall’ultimo rapporto mensile di Terna si legge che nel 2015, rispetto all’anno precedente, le fonti rinnovabili abbiano segnato un calo. Fa eccezione il fotovoltaico.

Nei primi undici mesi dell’anno, a fronte di un aumento del valore cumulato della produzione netta del Paese dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2015 e a fronte della crescita della domanda di energia che si attestata sul +1,6%, le rinnovabili sono passate rispettivamente da un 44,9% di produzione e da un 38,9% dei consumi elettrici nel 2014 ad un 41,3% e ad un 35,4% nel 2015.

Un calo drastico che sembra essere legato soprattutto alla sofferenza del settore idroelettrico, che ha visto un taglio di energia prodotta, da gennaio a novembre, di 12,7 TWh, quasi il 23% in meno rispetto al periodo gennaio-novembre del 2014. In totale quindi le fonti rinnovabili scendono di 8,6 TWh per un calo percentuale del 7,7%.

Sembra che a risollevare il settore ci sia solo il fotovoltaico, mentre eolico, biomasse e geotermia rimangano pressoché stabili.

Nonostante i miseri 600 MW aggiuntivi installati in due anni, con gli 1,2 TWh aggiunti in novembre 2015, il fotovoltaico arriva alla produzione di 23,8 TWh di energia: il 13% in più rispetto a quella prodotta nei primi 11 mesi del 2014, l’8,2% della domanda elettrica nazionale e il 9,6% della produzione elettrica del Paese. A fine novembre questa quota rappresentava il 23,2% di tutta l’energia prodotta in Italia da rinnovabili.

Purtroppo nel Belpaese la quota delle rinnovabili che può essere utilizzata per la produzione di energia è ancora troppo variabile, pur avendo delle potenzialità enormi, dipendendo da condizioni che possono subire modifiche anno dopo anno.

14 dicembre 2015
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I vostri commenti
simone, venerdì 29 gennaio 2016 alle20:05 ha scritto: rispondi »

se alla base è la crisi che dà motivo di risparmio, da noi in sicilia con i vincoli sovrintendenza parco e burocazia lasciano che il tempo tascorra offuscando il sole e rallentando la velocità del vento chiamamoli miracoli siamo nella...(robba) terra del Verga e aspettiamo che i giovani invecchiano non x lavoro naturalmente buona serata,scusi il libero..sfogo. resto senza parole in Siclia abbiamo tanto sole e anche il vento ma mi risulta dai gionali che x approvare un progetto il sole si oscura ed eolo va sopra in alto e non fa girare le pale buona serata.la nostra è la (robba)terra del Verga.e i figli cercano lavoro che non si trova.

pierluigi.biagioni, martedì 15 dicembre 2015 alle14:00 ha scritto: rispondi »

A fronte della crisi continua e della persistente disoccupazione, solo il fotovoltaico ha abbassato i costi a livelli significativi di recupero comunque ! ed incide chiaramente il discorso dei parchi fotovoltaici che stranamente ottengono maggiori consensi ambientali confronto alle pale eoliche !

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