Le reti elettriche basate su un’integrazione massiccia delle energie rinnovabili potrebbero essere più stabili stoccando l’energia in eccesso nel sottosuolo. A sostenerlo è Mark Jacobson, docente di ingegneria civile e ambientale alla Stanford University.

Jacobson, già autore della roadmap per una transizione globale alle energie rinnovabili, ha pubblicato un nuovo studio sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. La ricerca è stata realizzata insieme al professor Mark Delucchi della University of California di Berkeley.

I due scienziati propongono un nuovo sistema energetico che permette di avere energia pulita e a basso costo in qualsiasi momento della giornata e in ogni periodo dell’anno, a prescindere dalla radiazione solare e dalla forza del vento. D’estate, grazie all’installazione di collettori solari sul tetto degli edifici, il calore potrebbe essere immagazzinato sotto terra o nelle rocce. Nei mesi invernali il calore stoccato verrebbe impiegato per riscaldare le case.

L’elettricità prodotta in eccesso quando soffiano venti più forti o c’è una maggiore radiazione solare verrebbe utilizzata per produrre ghiaccio da destinare al raffrescamento delle abitazioni nei giorni più caldi, quando i costi dell’energia aumentano a causa dei picchi della richiesta. Anche l’elettricità a basso costo potrebbe essere impiegata per produrre ghiaccio da utilizzare in un secondo momento.

Le compagnie energetiche dovrebbero incentivare gli utenti a ridurre i consumi quando la richiesta di elettricità è più alta. L’elettricità in eccesso inoltre potrebbe essere utilizzata per produrre idrogeno, da stoccare nelle celle a combustibile e destinare all’alimentazione dei veicoli ecologici.

Rispetto ai grandi sistemi di accumulo questo metodo secondo Jacobson è più economico e affidabile:

I detrattori delle rinnovabili sostengono che una rete energetica fondata sulle fonti pulite sia troppo costosa e instabile. Gli scettici evidentemente non hanno mai studiato un sistema simile, fondato su metodi di stoccaggio a basso costo, un bilanciamento ottimale della domanda e della richiesta di energia e l’uso dell’idrogeno.

Le tecnologie descritte dal ricercatore americano sono già disponibili sul mercato. La Drake Landing Solar Community in Canada, vicino Calgary, sfrutta da tempo l’energia solare estiva immagazzinata nel sottosuolo per riscaldare 52 abitazioni nei mesi invernali. L’acqua riscaldata dall’energia solare a 79°C viene stoccata in tubi isolanti a oltre 30 metri di profondità. Grazie a questo sistema le famiglie spendono il 30% in meno per la bolletta energetica.

Un altro vantaggio del sistema energetico è la riduzione delle emissioni dovuta alla produzione di elettricità e calore a km zero. Grazie all’energia rinnovabile prodotta e immagazzinata sul posto non ci sarebbe più bisogno di trasportare petrolio e carbone da luoghi distanti migliaia di chilometri.

25 novembre 2015
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