La transazione verso un futuro green è iniziata e non si tornerà indietro. L’obiettivo comune, con qualche eccezione fortunatamente rara come nel caso della nuova amministrazione USA piuttosto coal-friendly, è quello di puntare sulle fonti rinnovabili per l’approvvigionamento dell’energia. Un percorso già avviato, ma arrivare a soddisfare il 100% del fabbisogno non sarà facile.

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A ribadirlo è una simulazione condotta dal ricercatore Friedrich Wagner del Max-Planck-Institut, che ha preso in esame come modello la Germania. Vanno innanzitutto fatte un paio di precisazioni: lo studio valuta l’ecosistema energetico tedesco come chiuso, privo di qualsiasi scambio con gli altri Paesi. Inoltre, si esclude l’uso delle biomasse (che in futuro potrebbero essere destinate in toto alla produzione di carburanti) e il quantitativo di energia prodotta dal sole e dal vento è equiparato a quello registrato nel 2012, anno in cui non si sono registrati i picchi del 2015, ma nemmeno i valori al minimo storico del 2010.

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La conclusione a cui giunge Wagner è che per coprire i 520 TWh necessari a soddisfare le esigenze della Germania, non tenendo conto dei 20 TWh derivanti dall’idroelettrico (già al limite delle proprie capacità) servirebbe un’espansione dell’eolico fino a 406 TWh (80 TWh nel 2015) e del fotovoltaico a 94 TWh (39 TWh nel 2015). Bisognerebbe dunque moltiplicare il numero degli impianti, destinando nuove aree all’installazione di moduli solari e pale.

Ne deriverebbe però un problema: inevitabilmente si arriverebbe a registrare un picco della produzione in alcuni periodi dell’anno (luglio su tutti), mentre in altri (ad esempio dicembre) l’output non sarebbe sufficiente a soddisfare la domanda. Una possibile soluzione è quella rappresentata dall’impiego di sistemi di accumulo, ma anche in questo caso sorgerebbero difficoltà legate agli enormi investimenti in batterie. Il pompaggio idroelettrico e la produzione di idrogeno sono alternative percorribili, ma la loro efficienza non consentirebbe di ridurre a zero lo spreco del surplus di energia prodotta nei momenti di punta.

La simulazione propone dunque due strade percorribili, per garantire la possibilità di soddisfare costantemente il 100% del fabbisogno tedesco: ricorrere alle centrali convenzionali come backup a cui ricorrere nei momento di poca disponibilità o espandere la capacità produttiva di quelle nucleari. In entrambi i casi si tratta di ipotesi destinate a far discutere.

Meglio invece puntare su un’ottimizzazione delle tecnologie, sia in fase di conversione della fonte in energia (l’efficienza in progressiva crescita delle celle solari fa ben sperare) che nello stoccaggio (l’industria delle batteria fa passi da gigante anche spinta dal settore automotive).

Un mondo al 100% alimentato da fonti pulite e rinnovabili è forse ancora oggi un’utopia, ma la giusta direzione è stata intrapresa e attraverso la messa in campo di sinergie (anche lo scambio internazionale non considerato da Wagner) in futuro l’obiettivo potrà essere centrato o comunque ci si potrà avvicinare.

3 febbraio 2017
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