Il 30 luglio il Ministero dello Sviluppo Economico ha reso pubblico il documento di consultazione dal titolo “Proposte per il potenziamento e la qualifica del meccanismo dei Certificati Bianchi“. Ora il provvedimento dovrà essere esaminato dal Senato. In esso vi si legge la possibile esclusione dagli incentivi delle fonti rinnovabili e una diminuita convenienza per gli interventi di efficienza energetica.

La parte che mette più a rischio le energie rinnovabili è quella contenuta nel punto 6.2 della proposta di riforma, nel quale si legge:

Si procederà pertanto alla revisione delle misure dedicate alle fonti rinnovabili, in un’ottica di promozione della componente di efficienza energetica invece che di mera produzione di energia rinnovabile e/o risparmio di energia fossile. Quindi, gli impianti di produzione di energia rinnovabile saranno ammissibili se ed in quanto connesse alla componente di efficienza energetica.

Questo farebbe presupporre l’esclusione o comunque la forte riduzione dell’accesso ai Certificati Bianchi (o Titoli di Efficienza Energetica – TEE) per le fonti rinnovabili. Secondo Mario Gamberale, amministratore delegato della ESCo AzzeroCO2:

Viene cancellato l’incentivo al fotovoltaico di piccola taglia in scambio sul posto fino a 20 kW, quello alle caldaie a biomassa per uso industriale, agricolo, civile; quello al solare termico.

Sarà difficile capire quando l’installazione di impianti a rinnovabili è “connessa alla componente di efficienza energetica”. D’altronde questa linea è in disaccordo con quella che la direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici e quella sull’efficienza energetica vorrebbero portare avanti.

Dario di Santo, direttore di FIRE, la federazione italiana per l’uso razionale dell’energia, ha spiegato che:

Più che il FV, la misura vuole razionalizzare i risparmi riconosciuti alle rinnovabili termiche, civili e, soprattutto, industriali, oggi dati su tutte le biomasse utilizzate senza tenere conto di un effettivo incremento di efficienza energetica.

Non finisce qui però perché la riforma porterebbe anche ad una diminuzione notevole del potere incentivante del meccanismo per tutti gli interventi di efficienza energetica. Una delle novità più importanti introdotte dal documento è la proposta di revisione al ribasso del coefficiente di durabilità “tau”, quel coefficiente che tiene in considerazione la differenza fra la vita utile reale di un intervento di efficienza energetica e il periodo di rilascio dei Certificati Bianchi. È sempre Gamberale a spiegare che:

L’abbattimento del tau da 3,36 a 1,5-2 determina un dimezzamento del numero di TEE attribuiti ai Tep risparmiati causando una riduzione dell’incidenza dell’incentivo sugli investimenti, a parità di prezzo di scambio dei TEE, e una riduzione dell’offerta di TEE sul mercato.

17 settembre 2015
I vostri commenti
andrea, venerdì 18 settembre 2015 alle22:07 ha scritto: rispondi »

non è bello e fa solo male agli investimenti cambiare le regole durante la partita.

Lascia un commento