In Italia le fonti rinnovabili riescono ad assicurare solo il 23,7% della produzione totale di energia elettrica. Il dato, emerso in occasione della presentazione dell’annuario ISTAT, sottolinea un altro particolare: le energie rinnovabili rappresentano il 6,8% dei consumi finali interni lordi, una percentuale decisamente inferiore rispetto al 17% da raggiungere entro il 2020.

Secondo l’annuario, il primo posto spetta al settore idroelettrico, in grado di contribuire per il 16,8% all’energia totale prodotta in Italia e, soprattutto, capace di assicurare un apporto che dovrebbe rimanere stabile nel tempo. Tutte le altre tipologie di rinnovabili, anche se caratterizzate da un contributo decisamente inferiore, potrebbero invece offrire il vantaggio di una crescita costante nei prossimi anni.

Sulla base di questo parametro, da citare è l’incremento dell’eolico (2,2% della produzione), cresciuto di circa il 300% nello stesso periodo, e del fotovoltaico, passato dalla quasi completa assenza del 2005, a una produzione di circa 2.000 GWh (0,2%).

Resta comunque ottimo l’andamento del geotermico, che, nonostante costituisca attualmente l’1,8% della produzione, dovrebbe subire un incremento di circa il il 26% entro il 2020, e la produzione termica da biomasse, cresciuta di circa il 24% tra il 2005 e il 2009 e ora pari al 2,6%.

L’Istat sottolinea infine come le differenze nelle diverse aree del Paese siano abbastanza rilevanti. Al Nord, in particolare, l’energia prodotta da fonti rinnovabili è pari a circa il 30% (soprattutto idroelettrico) e contribuisce per il 63% di tutta la produzione nazionale, al centro il primo posto spetta alla Toscana (39,8% di energia da fonti rinnovabili) e all’Umbria (36%), rispettivamente geotermico e idroelettrico, mentre nel sud spicca invece la Basilicata, dove le rinnovabili costituiscono il 47% della produzione totale lorda di elettricità (soprattutto eolico).

24 maggio 2011
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