Investimenti globali in energie rinnovabili per la seconda volta in calo dal 2006: lo scorso anno, un meno 12% dovuto a un abbassamento dei prezzi ha segnato il trend negativo del mercato europeo e americano. Malgrado questo, secondo quanto scrive il sito Phys.org, nel 2012 l’ammontare totale degli investimenti globali ha toccato quota 1.300 miliardi, grazie soprattutto alla crescente domanda proveniente dall’Asia.

La tendenza si sta invertendo: dal 2007 in poi, infatti, il divario fra investimenti delle economie sviluppate e quelli dei Paesi in via di sviluppo si attestava al 18%. Le economie sviluppate investivano in media 2,5 volte le risorse messe a disposizione dai Paesi in via di sviluppo: ma il 2012 potrebbe essere stato l’ “anno soglia”. Gli investimenti totali dello scorso anno, compreso il mini idroelettrico, ammontava a 244 miliardi dollari. Negli anni precedenti, invece, la quota toccata era di 279 miliardi di dollari nel 2011, 227 miliardi dollari nel 2010, 168 miliardi dollari nel 2009, 172 miliardi dollari nel 2008, 146 miliardi dollari nel 2007, fino alla quota di partenza, 100 miliardi di dollari nel 2006.

La capacità a livello mondiale ha superato 1.470 GW nel 2012, in crescita dell’8,5% rispetto al 2011. In particolare, l’energia eolica ha rappresentato per circa il 39% della capacità di energia rinnovabile, seguita dall’idroelettrico e dal solare fotovoltaico, che hanno rappresentato ciascuno il 26% circa. La potenza fotovoltaica ha raggiunto il traguardo di 100 GW, diventando la terza tecnologia rinnovabile in termini di capacità in funzione, dopo idroelettrico ed eolico. Phys.org individua poi gli elementi che hanno contribuito alla frenata degli investimenti, sulla base dei rapporti della Frankfurt School – UNEP Centre/BNEF report (stilato sui dati di Bloomberg New Energy Finance) e sul REN21, Renewables 2013 Global Status Report. L’instabilità delle politiche energetiche dei vari Paesi coinvolti, insieme alla concorrenza asiatica, hanno rappresentato due ostacoli importanti alla crescita delle rinnovaibili. I Paesi emergenti determineranno dunque la domanda nei prossimi anni, in particolare quelli dell’area Asiatico-Pacifica. Arthouros Zervos, Presidente di REN21, ha spiegato:

Il 2012 è stato un altro anno record per l’installazione di fonti rinnovabili in tutto il mondo ed è incoraggiante vedere che 138 paesi hanno posto gli obiettivi di energia rinnovabile all’interno del quadro politico in atto. Il Global Status Report di REN21 dimostra che le giuste politiche possono guidare l’integrazione delle più grandi di fonti rinnovabili nel mix energetico: ciò che occorre è la volontà politica di attuare le misure necessarie.

Zevos ha poi portato l’esempio della Mongolia che, da pochissimo, lo ha invitato a visitare il primo parco eolico da 50MW, che rappresenta:

L’inizio del suo ambizioso piano per sfruttare energia eolica e solare, allo scopo di alimentare il Paese con energie pulite, e allargare le offerte anche alla Cina e al resto della regione. Come molte altre nazioni, anche la Mongolia ha visto la logica di abbracciare un percorso di sviluppo verde e sta cogliendo questa opportunità a piene mani.

Dei 138 paesi nel mondo con obiettivi energetici impostati sule fonti pulite, i due terzi sono in via di sviluppo: naturalmente al primo posto troviamo la Cina, seguita da Sud Africa, Marocco, Messico, Cile e in Kenya, con Medio Oriente e Africa che mostrano la più alta crescita regionale, il 228%, con investimenti pari a 12 miliardi. Un altro elemento importante ravvisato durante le analisi è la capacità locale di sviluppo di progetti in rinnovabili, aumentata di molto rispetto ai precedenti anni.

Se, infatti, da un lato, si rileva un calo della potenza delle politiche nazionali, dall’altro lato i governi locali hanno spesso preso in mano strumenti e normative al fine di sviluppare progetti locali di rifornimento energetico e sostenibilità. Diverse città stanno lavorando con i governi nazionali per promuovere l’energia rinnovabile, un fenomeno visto in India, Brasile, Cina, Indonesia, India, Giappone e Sud Africa. La tendenza all’organizzazione locale non investe solo i Paesi emergenti: anche in Europa e negli States le città hanno cominciato a organizzarsi “dal basso verso l’alto”. L’esprimento di successo del Patto europeo dei sindaci, ad esempio, ha portato un aumento significativo dei partecipanti al progetto, con 1.116 nuove città e paesi che si sono impregnati a ridurre le emissioni di CO2 del 20% e molti altri progetti di sostenibilità ambientale dei propri centri urbani.

19 giugno 2013
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