Il GSE (Gestore Servizi Energetici) ha annunciato ieri l’aggiornamento degli oneri delle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche, che fa riferimento al periodo fino al 31 agosto. Rispetto a quanto contabilizzato fino al 31 luglio, viene rilevato un costo indicativo cumulato annuo inferiore di 23 milioni di euro.

Si arriva in totale a 5,713 miliardi di euro. Mancherebbero quindi 87 milioni di euro per raggiungere i 5,8 miliardi stabiliti in base all’art. 3 del D.M. 6/7/2012, limite da non superare per gli incentivi. Una volta raggiunta questa soglia il sostegno a tali fonti pulite dovrebbe cessare.

Un ulteriore passo indietro questo, oltre a quello che comporterà il nuovo metodo di calcolo: secondo il nuovo decreto, ora all’esame della Conferenza Stato-Regioni, il costo degli impianti vincitori di aste e registri non verrà più attribuito alla data di svolgimento del registro, ma alla (presunta) data di entrata in esercizio delle iniziative. Ora invece il contatore considera la somma del costo potenziale degli incentivi.

Considerando questi fattori si dovrebbe arrivare a fine 2016 per raggiungere il limite di 5,8 miliardi di euro. Secondo Tommaso Barbetti, analista esperto di “eLeMeNS”, azienda che si occupa dei nuovi mercati energetici, un rischio per il superamento del tetto si manifesterebbe se il nuovo decreto entrasse in vigore molto tardi. In questo caso si potrebbe arrivare ai 5,8 miliardi di euro prima che entri in vigore il nuovo metodo di calcolo.

Questo non comporterebbe però necessariamente il blocco degli incentivi: potrebbe semplicemente esserci una fase di transizione durante la quale aggiornarsi rispetto al nuovo decreto. Il pericolo più grave potrebbe essere il panico degli investitori non appena ricevuta la notizia del raggiungimento della soglia limite stabilita dalla legge.

2 ottobre 2015
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