Nei giorni scorsi Legambiente ha denunciato il crollo delle nuove installazioni nel settore delle energie rinnovabili dovuto al taglio degli incentivi. Nel corso del Forum QualEnergia l’associazione ambientalista ha rivelato che dal 2011 al 2014 la nuova potenza eolica e fotovoltaica installata in Italia è passata da 10.663 MW a 733 MW con un calo di ben il 92%.

Anche nel resto d’Europa a causa di politiche meno favorevoli per le energie rinnovabili si è assistito a un crollo delle nuove installazioni. In Spagna l’eolico quest’anno ha dovuto cedere al nucleare il primo posto conquistato nel mix energetico nel 2013, piazzandosi in terza posizione dopo il carbone.

Secondo Gianni Silvestrini direttore scientifico di QualEnergia è innegabile che le energie rinnovabili abbiano subito una battuta d’arresto dopo il boom registrato in Europa tra il 2007 e il 2012. Ciononostante Silvestrini si mostra fiducioso sull’andamento del mercato eolico e fotovoltaico europeo, spiegando che a essere calata è la produzione idroelettrica.

Nel caso della Spagna l’eolico nel 2015 è calato di appena lo 0,8% rispetto al 2014. La produzione di elettricità dal nucleare e dal carbone è cresciuta per sopperire al calo del 4% registrato nel mercato idroelettrico. Un dato che spiegherebbe il sorpasso delle fonti fossili sull’eolico. L’esperto spiega che per rimediare all’instabilità della fonte idroelettrica influenzata dalle precipitazioni occorre investire ulteriormente nell’eolico, nel fotovoltaico e nell’energia marina.

Da qui al 2030 le rinnovabili conosceranno una nuova crescita a dispetto delle politiche penalizzanti attivate in alcuni Paesi europei come la Gran Bretagna. Il motivo è semplice: per rispettare gli impegni climatici gli Stati europei dovranno necessariamente aumentare la produzione di elettricità da fonti rinnovabili portandola nei prossimi 15 anni a quota 48-50%. Le interconnessioni tra gli Stati membri, le reti elettriche intelligenti e i sistemi di accumulo più efficienti avranno un ruolo determinante nello stabilizzare la rete elettrica europea fondata su una fetta sempre maggiore di fonti rinnovabili.

Silvestrini fa notare che grazie ai progressi compiuti in campo industriale oggi la produzione di pannelli e turbine è fortemente automatizzata. Il mercato delle rinnovabili europee nei prossimi anni non dovrà più fare affidamento sull’importazione di componenti dall’Asia perché i prodotti comunitari torneranno a essere competitivi.

A risollevare il mercato europeo delle rinnovabili nei prossimi anni saranno anche il meccanismo delle aste e il “revamping” dei vecchi impianti. In Italia a sbloccare lo scenario sarà la normativa quadro sull’efficienza energetica che dal 2017 agevolerà l’installazione di impianti rinnovabili nei condomini e nelle aziende.

2 dicembre 2015
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I vostri commenti
elenad, mercoledì 2 dicembre 2015 alle15:26 ha scritto: rispondi »

Speriamo bene. Perché il mondo non aspetta certo noi. Ci sono alcuni Paesi che stanno investendo moltissimo nelle rinnovabili. Basta guardare a quello che stanno facendo in Malesia

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