“Fra un po’ la Calabria vola”, commentava sconsolato un giovane operaio addetto ai lavori di costruzione di un nuovo impianto eolico nei pressi di Crotone, nel corso di un’intervista andata in onda su Report pochi mesi fa. Il commento era rivolto all’evolversi della situazione relativa agli impianti eolici presenti nella regione, una considerazione che potrebbe essere comunque estesa anche ad altre aree del nostro territorio. Se la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili rappresenta senza alcun dubbio un’opportunità per il futuro, la macchina amministrativa e burocratica che oggigiorno sostiene il suo sviluppo non sembra esserne all’altezza, con inevitabili ripercussioni sulle tasche dei cittadini.

L’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha trasmesso al parlamento una relazione riguardante lo stato del mercato energetico nazionale, dalla quale trapela una giustificata preoccupazione in merito alle conseguenze sulle bollette causate dal sistema degli incentivi oggi in vigore. Nel 2009 gli italiani si sono fatti carico di una spesa complessiva pari a 2,5 miliardi di euro per finanziare la costruzione e l’entrata in funzione di nuovi impianti, cifra lievitata a 3,4 miliardi nel 2010 e che potrebbe raggiungere quest’anno i 5,7 miliardi. A gravare sul bilancio anche l’inclusione nel CIP6 delle fonti assimilate e degli inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti (o termovalorizzatori, per usare un termine più edulcorato), con 0,78 miliardi di euro prelevati dalle bollette nel 2010 per quanto riguarda esclusivamente le rinnovabili, 1,8 miliardi considerando anche le assimilate.

Sotto osservazione anche la distribuzione dei cosiddetti Certificati Verdi e degli incentivi al fotovoltaico, che in un solo anno sono passati da 300 milioni di euro del 2009 a 826 milioni registrati nel 2010. Secondo la relazione dell’Authority, se i 180.000 impianti preventivati lo scorso anno dovessero effettivamente entrare in funzione entro il mese di giugno, l’Italia raggiungerebbe con largo anticipo gli obiettivi relativi al fotovoltaico fissati per il 2020, ma con il rischio di dover gestire in futuro tecnologie più costose e meno efficienti rispetto a quelle che verranno presumibilmente sviluppate nei prossimi anni.

8 febbraio 2011
I vostri commenti
ziomaul, mercoledì 9 febbraio 2011 alle2:08 ha scritto: rispondi »

I certificati verdi sono (vedere scandalo CIP6) rapinati dai petrolieri, inceneritori e altri che non sono "rinnovabili". Altri rapinano i certificati con altre tecniche. Guarda caso gli stessi certificati verdi che all'estero sono un risparmio sulla bolletta in generale qui sono un costo! Adesso metteranno anche le nuove Centrali Atomiche e gli annessi, da qualche parte bisogna prendere i soldi per farli. Dunque una bolletta elettrica che NOI paghiamo è in parte di foraggiamento di Petrolieri (CIP6), mafiosi (varie opere pubbliche), messa in sicurezza delle scorie radioattive, smantellamento di Centrali Atomiche fatiscenti e gabelle varie. Basta con scuse patetiche e anti-scientifiche, Cara Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (guarda caso gas = ENI) dei miei stivali. Ciao

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