In Italia la crescita delle energie rinnovabili è frenata da politiche instabili. A rivelarlo è il rapporto “Investing in renewable energy projects in Europe”, realizzato dal prestigioso studio legale internazionale Dentons. Gli esperti hanno identificato gli ostacoli che stanno rallentando la diffusione delle energie pulite in 15 Stati Europei.

Nel nostro Paese tra i principali fattori deterrenti figurano: i tempi lunghi richiesti per la connessione elettrica degli impianti; la reticenza dei proprietari terrieri a concedere lotti per la realizzazione di nuovi progetti. Un’opposizione che si fa più marcata quando si tratta di costruire parchi eolici. Secondo gli analisti il settore delle rinnovabili italiano nel periodo 2013-2014 è stato fortemente penalizzato dal decreto Spalma Incentivi. La nuova strategia energetica non è ancora ben delineata. Il report esclude nuovi tagli ai sussidi all’orizzonte, una misura che si rivelerebbe inutile.

Gli esperti sottolineano che l’Italia è stata pioniera nell’idroelettrico e nel geotermico, ma non ha sviluppato tecnologie solari ed eoliche. La fonte rinnovabile maggiormente disponibile in Italia è l’energia solare, che ha risentito dei recenti tagli ai sussidi. Il settore fotovoltaico, come testimoniato dal calo delle nuove installazioni, sta facendo fatica a riprendersi. Il rapporto cita anche le critiche mosse dalle associazioni settoriali italiane all’autorità energetica, che ha scelto inspiegabilmente di penalizzare l’energia rinnovabile autoprodotta immessa in rete.

Allargando lo sguardo al resto d’Europa il quadro non migliora. Dal 2011 al 2013 gli investimenti nelle rinnovabili sono calati di oltre la metà. Il record negativo è stato raggiunto nel 2015. In Spagna gli investimenti nelle rinnovabili sono passati dai 24 miliardi di dollari del 2008 a un miliardo di dollari nel 2014.

Il rapporto Dentons evidenzia d’altro canto un abbassamento dei costi delle energie rinnovabili, che potrebbe compensare almeno in parte il calo degli investimenti. L’elettricità prodotta da fonti rinnovabili è sempre più competitiva. Nel Regno Unito l’eolico offshore è l’opzione più conveniente per produrre energia, con un LCOE di 85 dollari per MWh. In calo anche i costi del fotovoltaico, a quota 127 dollari per MWh nei Paesi dell’Europa centro-orientale.

Nei prossimi anni l’Unione Europea dovrà affrontare numerose sfide per centrare i target sulle energie rinnovabili, definendo le tecnologie pulite prioritarie e garantendo stabilità al mercato elettrico. Gli incentivi andranno rimodulati senza gravare sui consumatori finali, tenendo conto della riduzione dei costi e dell’aumento dell’efficienza delle tecnologie pulite. Inoltre bisognerà favorire il passaggio da sistemi come i Certificati Verdi e le FIT alle aste.

Un’altra sfida che attende i legislatori europei è riuscire a conciliare gli interessi dell’industria dei fossili con le politiche a sostegno delle rinnovabili. La nuova ondata di investimenti nelle rinnovabili attesa in Europa da qui al 2040 è pari a 1.200 miliardi di dollari, che garantirebbero 843 GW di nuova potenza rinnovabile installata.

16 febbraio 2016
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