Renzi ha perso un’occasione importante per rilanciare le rinnovabili italiane in crisi a causa di una strategia energetica del tutto assente. A sostenerlo è il fondatore di Green Italia Francesco Ferrante. Ferrante ha commentato la conferenza stampa indetta da Renzi nei giorni scorsi per annunciare l’avvenuta firma del decreto FER non fotovoltaiche.

L’annuncio dello stanziamento di 9 miliardi di euro per le rinnovabili italiane spalmati in 20 anni, già ritenuto una misura insufficiente da Greenpeace, è stato criticato anche da Green Italia. Secondo Ferrante le risorse vere, provenienti dalle bollette elettriche, ammonterebbero ad appena 430 milioni di euro, destinati a esaurirsi velocemente nei prossimi 6 mesi non appena partiranno le aste previste dal decreto.

Dati i lunghi tempi di installazione e messa in esercizio degli impianti l’aggiudicazione delle aste porterà a installare solo 1 MW di nuova potenza rinnovabile nel 2017. Il provvedimento firmato da Calenda e Galletti per Ferrante contiene molte assurdità: dai tagli agli incentivi alle “vere” rinnovabili, a un eccessivo sostegno agli inceneritori e ai progetti di conversione degli zuccherifici. Il decreto inoltre non contiene le semplificazioni necessarie a sbloccare il settore.

Ferrante accusa Renzi di voler vivere di rendita, trionfando un primato nelle rinnovabili conquistato dall’Italia negli anni scorsi e ora in vertiginoso declino, come testimoniato anche dal crollo delle nuove installazioni registrato nel 2015:

Il trend positivo che ci aveva consentito di raggiungere il 40% di energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili, di cui quasi l’8% con il fotovoltaico si è invertito.

Il fondatore di Green Italia sostiene che Renzi non abbia mantenuto le promesse fatte nelle sue campagne elettorali di investire nella Green Economy, nelle rinnovabili e nella riduzione del consumo di suolo. Il Governo non avrebbe “rottamato” come promesso le fonti fossili, concedendo sostegno alle multinazionali che fanno del petrolio, del carbone e del gas il loro core business a svantaggio delle aziende virtuose focalizzate su energia pulita, efficienza energetica e chimica verde.

Ferrante critica tutte le misure adottate dal Governo Renzi in materia ambientale ed energetica: dallo Spalmaincentivi che ha causato un crollo degli investimenti nelle rinnovabili, allo Sblocca Italia che ha reso più semplici solo trivellazioni e costruzione di inceneritori. Senza dimenticare la posizione contraria espressa dal Governo sul referendum antitrivelle.

I provvedimenti per favorire l’economia circolare, sbloccare le energie rinnovabili e incentivare la mobilità sostenibile sono stati giudicati insufficienti e inconsistenti. Il Collegato Ambientale è in attesa dei decreti attuativi, mentre del Green Act non c’è ancora traccia e bisognerà aspettare almeno fino al 2017.

Ferrante accusa Renzi di greenwashing per aver salutato con eccessivo entusiasmo il progetto di ENI di installare impianti rinnovabili su aree industriali dismesse, la modernizzazione della rete di Terna e la digitalizzazione dei contatori, già prevista da tempo. L’ecologista lamenta uno scarso dialogo del Governo con le associazioni che più dei big players energetici tutelano gli interessi dei produttori di rinnovabili, come il Coordinamento FREE. Ferrante non nasconde la sua perplessità, parlando di un caso unico in Europa:

E così si torna a quando – sin dai tempi della Prima Repubblica e quasi senza soluzione di continuità – le scelte energetiche del nostro Paese erano affidate a Enel ed ENI. Che senso ha affidare agli interessi parziali di due imprese private scelte collettive? Sarebbe mai possibile nel resto del mondo? Merkel presenta la Energiewende insieme alle utilities tedesche?

Lo stesso malumore espresso da Ferrante serpeggia tra le associazioni delle rinnovabili, che hanno criticato il decreto FER:

L’entità degli incentivi è drasticamente ridotta (fino al 40% in meno al mini eolico, fino al 18% in meno per il mini idroelettrico e fino al 17% per i piccoli impianti a biomasse e biogas), impedendo di fatto nuove installazioni e bloccando lo sviluppo del settore.

Le associazioni parlano di un “decreto al vento”, accusando il Governo di crogiolarsi nei target per le rinnovabili fissati al 2020, raggiunti in anticipo dall’Italia e di voler aspettare i nuovi obiettivi al 2030 prima di approvare politiche incisive a favore delle energie pulite. Un prendere tempo che sta dirottando gran parte degli investimenti nelle rinnovabili all’estero, facendo perdere terreno all’Italia anche sul fronte dell’innovazione tecnologica.

29 giugno 2016
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I vostri commenti
vito, venerdì 2 settembre 2016 alle22:07 ha scritto: rispondi »

renzi è un pagliaccio...........................ha portato gli italiani alla disperazione , ora un altro pasticciatto lo farà con il terremoto . siamo un popolo di somari , non lo sappiamo mandare a casa

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