No a nuovi tagli retroattivi ai sussidi statali per le fonti rinnovabili. Gifi e AssoRinnovabili contestano il provvedimento spalma-incentivi allo studio del governo, affidando le proprie numerose perplessità a una lettera indirizzata ai vertici del ministero dello Sviluppo Economico.

Il decreto, in particolare, dovrebbe tagliare retroattivamente del 20% gli incentivi per gli impianti rinnovabili già esistenti, in particolare i grandi impianti oltre i 200 kW di potenza, a fronte di un’estensione obbligatoria di 5-7 anni del periodo di incentivazione.

Una prospettiva che non convince affatto le due associazioni, sicure che per l’Italia sarebbero molto più vantaggiose altre opzioni, a cominciare dalla cartolarizzazione degli incentivi attraverso l’emissione di obbligazioni del GSE a copertura di parte degli oneri dell’A3.

Secondo Gifi e AssoRinnovabili, inoltre, sarebbe deleteria e pericolosa per la credibilità internazionale del sistema Paese una misura di rimodulazione degli incentivi avente carattere di obbligatorietà.

Per quanto riguarda invece i benefici economici ottenuti dall’Italia grazie alle rinnovabili, le associazioni sottolineano che:

gli investimenti cumulati negli ultimi 10 anni, secondo il Bollettino qualifiche IAFR 2012 del GSE, interessano quasi 1.000 impianti e hanno superato i 9 miliardi di euro, con ritorni evidenti per la collettività in termini di PIL e occupazione generati direttamente e nell’indotto, nonché delle entrate fiscali correlate (IVA, IRES, IRPEF, accise ecc.).

Per quanto riguarda concretamente la misura spalma-incentivi, Gifi e AssoRinnovabili evidenziano alcune criticità e diverse difficoltà oggettive in materia di autorizzazioni e contratti che potrebbero rendere il provvedimento di difficile applicazione.

Scrivono a questo proposito le due sigle:

Innanzitutto dovrà essere rispettato un criterio di indifferenza finanziaria, in base al quale il Valore Attuale Netto (VAN) e il Tasso Interno di Rendimento (TIR) di ogni singolo investimento non dovranno subire variazioni; data l’elevata casistica di impianti interessati e di elementi da considerare (come ad esempio il naturale tasso di degrado prestazionale degli impianti), tale operazione si presenta sicuramente molto complessa, se non addirittura inapplicabile.

Le associazioni, inoltre, sono preoccupate per le condizioni particolarmente gravose che gli istituti di credito potrebbero imporre per la modifica dei contratti in essere. Rimodellare gli incentivi, osservano infatti le associazioni, significa anche rimodellare le forme di finanziamento per gli impianti.

Per quanto riguarda, infine, il periodo di esenzione dalla penalizzazione prevista, Gifi e AssoRinnovabili propongono di prevedere periodi residui di incentivazione pari ad almeno 4 anni entro i quali non applicare la penalizzazione stessa.

Si legge a questo proposito nella lettera per il MISE:

Un incremento di 7 anni di un periodo residuale breve non andrebbe nella direzione designata di salvaguardia degli investimenti in corso. Infatti, nella maggior parte dei casi, all’approssimarsi dello scadere del periodo di incentivazione gli operatori programmano gli interventi necessari (rifacimenti, potenziamenti, ricostruzioni) per il rinnovo tecnologico degli impianti, attivando al contempo l’intero processo di progettazione e autorizzazione, che, come noto, ha durate spesso aleatorie e difficilmente comprimibili.

Leggi la lettera delle associazioni al MISE.

6 maggio 2014
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