Il governo trascura le rinnovabili non elettriche malgrado il loro enorme potenziale, pienamente riconosciuto, ma ancora inespresso. È l’accusa mossa dalla FIPER al Ministero dello Sviluppo Economico dopo aver letto la bozza del decreto sugli incentivi alle rinnovabili non elettriche per il biennio 2015-2016.

Secondo la Federazione Italiana dei Produttori di Energia Rinnovabile il provvedimento, atteso entro fine maggio, privilegia ancora una volta il mercato elettrico, venendo meno alle promesse del governo di dare un sostegno più concreto anche alle altre fonti.

Il presidente della FIPER Walter Righini sottolinea i ritardi accumulati dal Governo nell’approvazione di un decreto attuativo che sblocchi le risorse del fondo nazionale di efficienza energetica. Una lacuna che sta bloccando risorse già disponibili dal 2011 per sviluppare le reti di teleriscaldamento. Manca inoltre un quadro legislativo chiaro che disciplini la produzione di biometano e la sua immissione in rete.

Per Righini è prioritario incentivare maggiormente le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico e l’efficienza energetica. L’Italia ha già raggiunto nel 2010 l’obiettivo del 10% del consumo complessivo di energia da fonti rinnovabili grazie a un piano di incentivi che è stato però definito troppo costoso dallo stesso MISE.

Questa sarebbe dunque la volta buona per puntare sulle rinnovabili termiche e sul risparmio energetico, dove l’Italia resta invece indietro, valorizzando le risorse già presenti sul territorio italiano. La bozza del decreto va però in direzione contraria, fissando a 149 TWh la nuova soglia di energia elettrica da fonti rinnovabili da raggiungere entro il 2020, pari al 49% in più rispetto al target precedente, fissato a 100 TWh all’anno.

Secondo la FIPER in questo modo il Governo dimostra ancora una volta di privilegiare soltanto le rinnovabili elettriche e in particolare il fotovoltaico. Una politica poco lungimirante che si ripercuote sui consumatori:

Ad oggi gli incentivi all’energia rinnovabile pesano circa 9 miliardi di euro, quasi un quarto della bolletta italiana, di cui quasi 6 miliardi per il fotovoltaico. Il costo complessivo è di 150 miliardi di euro data la durata degli incentivi di 15-20 anni.

Il presidente della FIPER fa notare che in Italia ci sono almeno 801 Comuni in cui si potrebbe introdurre il teleriscaldamento a biomassa, con grandi benefici per l’ambiente e l’economia locale:

Se in Italia si dovessero realizzare anche solo la metà di detti impianti (magari cogenerativi) si potrebbero ottenere: una potenza termica disponibile da 1.000 a 1.500 MW termici; una potenza elettrica disponibile da 200 a 400 MW elettrici; un valore di investimento per la realizzazione delle centrali e delle relative reti pari a 2,5/4 miliardi di euro (a tutto beneficio dell’industria italiana per opere edili, caldaie, tubazioni, scambiatori ecc).

La FIPER rivolge un appello al Governo affinché le politiche energetiche tornino un argomento centrale e condiviso, invece di basarsi su decreti attuativi incongruenti rispetto alle promesse fatte ai produttori.

22 maggio 2015
Fonte:
AGI
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