Quanto costa il passaggio a un’economia a basse emissioni? Quali vantaggi comporterebbe investire in modo massiccio sulle fonti rinnovabili? A porsi queste domande, tracciando due differenti scenari energetici per il futuro, è stata un’équipe di ricercatori della Norwegian University of Science and Technology. La loro analisi, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha fornito risultati confortanti.

Secondo gli autori non solo è possibile, ma è anche conveniente avviare una transizione energetica fondata su fotovoltaico, eolico, idroelettrico e le fonti fossili sfruttati in modo più efficiente, con le moderne tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio.

Il primo scenario ipotizza un aumento del 134% della produzione mondiale di elettricità entro il 2050. Le fonti fossili continuerebbero a occupare un posto di rilievo nella generazione di energia, coprendo i 2/3 del fabbisogno totale.

Il secondo scenario, basato invece sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica stima una riduzione della domanda di energia elettrica del 13% da qui al 2050. Investire sulle energie pulite avrà conseguenze importanti sulla richiesta di materie prime. Gli impianti fotovoltaici, ad esempio, necessitano di una quantità di rame di 11 e fino a 40 volte superiore rispetto alle centrali a carbone. La domanda di ferro e acciaio aumenterebbe del 10%. La richiesta di alluminio invece diminuirà.

Malgrado il processo estrattivo dei metalli sia energivoro, passare a un’economia fondata sulle energie rinnovabili non comporterà costi eccessivi. I benefici ambientali che deriveranno da livelli inferiori di inquinamento atmosferico compenseranno ampiamente gli investimenti necessari.

La salute pubblica trarrà enormi vantaggi da un’aria meno inquinata e la spesa sanitaria imputabile alle malattie da smog diminuirà considerevolmente. Come ha spiegato uno degli autori del report, Thomas Gibon:

Gli obiettivi energetici correlati alla mitigazione dei cambiamenti climatici sono perseguibili. Ne conseguirà un leggero aumento della domanda di ferro e una riduzione delle emissioni di gas serra. Rallentare il riscaldamento globale limiterà l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute pubblica, mentre proseguire con il modello energetico attuale lo aggraverà.

7 ottobre 2014
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