Quando si parla di energie rinnovabili si pensa immediatamente a fotovoltaico ed eolico, ma esiste un’altra forma di energia rinnovabile di cui si parla meno, che però offre prospettive davvero incoraggianti, in particolare in Europa. Si tratta dell’energia prodotta dal mare e dagli oceani.

L’UE ha già ad oggi il 51% degli sviluppatori in grado di utilizzare l’energia delle maree e il 45% di quelli che ricavano energia dalle onde. Sono dati del JRC (Joint Research Centre), il centro ricerche della Commissione Europea.

Davide Magagna, ricercatore del centro, ha realizzato uno studio in cui analizza le varie forme di energia che derivano dai movimenti e dalle caratteristiche dell’acqua di mari e oceani, ne ha valutato lo sviluppo e quelle che sono le prospettive future di ciascuna. Magagna spiega che:

La tecnologia è in fase di ricerca e sviluppo, che sta riprendendo slancio dopo il rallentamento dovuto alla crisi. Attualmente le aree di studio sono sostanzialmente quattro.

Si tratta di:

  1. Correnti dalle maree – è attualmente la forma più importante, soprattutto in Scozia e Normandia. Si tratta di una tecnologia standardizzata che può essere paragonata a quella delle pale eoliche. In Scozia entro il 2016 sarà pronta una “farm”, costituita da 4 turbine da 1,5 MW di potenza; altri progetti hanno già ricevuto finanziamenti dall’UE per la produzione di ulteriori 18 MW; mentre entro il 2018 20 MW verranno sviluppati in Normandia.
  2. Moto ondoso – la ricerca in questo ambito è diffusa a livello mondiale per valutare vari sistemi di produzione di energia. Sono in progetto delle “farm” che utilizzano le onde sia in Svezia che in Australia. L’Italia si dedica in particolare proprio a quest’area di studio: il Politecnico di Torino, l’Università di Firenze, la Seconda Università di Napoli e l’Università della Calabria sono impegnate negli studi per valutare i diversi sistemi di produzione di energia da moto ondoso.
  3. Conversione termica oceanica – un sistema in fase iniziale di studio. Consiste nello sfruttamento della differenza di temperatura tra acque profonde e superficiali.
  4. Conversione tramite osmosi – anch’essa protagonista da poco dei dovuti approfondimenti, consiste nell’utilizzare la differente concentrazione salina caratteristica delle acque dolci e di quelle salate. Zone perfette in cui può essere sfruttata al massimo, gli estuari o i delta dei fiumi in cui si passa dall’acqua del fiume a quella di mare.

    Se l’Europa è già forte in questo settore, JRC promette che si arriverà entro il 2018 a 66 MW di potenza, sufficienti ad alimentare una città di circa 100 mila abitanti. Nuovi impianti verranno realizzati soprattutto in Gran Bretagna, Normandia, Olanda, Irlanda del nord, Svezia e Portogallo. È importante che l’UE mantenga questa posizione privilegiata e per farlo, secondo l’esperto:

    Deve indirizzare le politiche di sostegno distinguendo le varie tecnologie e creare strumenti migliori per l’analisi della performance, per arrivare alla standardizzazione.

    Ovviamente ogni tecnologia deve essere accompagnata dalla propria Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in modo da rendere più precisa e completa la comprensione di quali possano essere i sistemi migliori nel contesto europeo.

    Ad aiutare questa analisi interverrà anche una “Road Map” sull’energia marina che verrà realizzata entro due anni dall’Ocean Energy Forum, un forum istituito dalla Commissione Europea, che unirà le varie parti interessate per comprendere in modo condiviso quali sono i problemi e sviluppare le opportune soluzioni.

    18 maggio 2015
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