L’Europa rivede i suoi obiettivi ambientali per l’anno 2030, e questa volta prende un impegno importante. Dopo la proposta di qualche settimana fa che era sembrata un po’ troppo “morbida”, ieri il Parlamento Europeo ha votato un nuovo piano in linea con i target ambiziosi già quasi raggiunti per il 2020. Si tratta del nuovo piano che prevede obiettivi sulle rinnovabili, sul taglio delle emissioni e sull’efficienza energetica che ogni Stato membro dovrà raggiungere entro il 2030.

Se il piano accettato e sottoscritto per il 2020 fu ribattezzato “20-20-20″, quello per il 2030 si può chiamare “30-40-40″. Esso prevede infatti tre obiettivi vincolanti:

  1. 30% del fabbisogno energetico nazionale coperto dalle energie rinnovabili;
  2. 40% di taglio dei gas serra rispetto al 1990;
  3. 40% di miglioramento dell’efficienza energetica.

L’incremento degli obiettivi è in linea con le richieste degli scienziati e della maggior parte delle associazioni ambientaliste, ed è quasi inaspettato dato che non più tardi di un mese fa era stato chiesto che l’obiettivo per le rinnovabili fosse portato al 27%, mentre per l’efficienza energetica non erano state fatte nemmeno proposte. Solo l’obiettivo del taglio delle emissioni del 40% è rimasto immutato.

Questa decisione è molto importante e pesante sia a livello comunitario che sullo scacchiere internazionale. All’interno dei confini europei evita, una volta per tutte, che ogni Stato membro decida in autonomia. Con la vecchia proposta infatti il rischio era che ogni nazione decidesse i propri limiti, i quali sarebbero potuti essere troppo bassi per essere rilevanti. E c’era anche il rischio che qualcuno non si ponesse affatto dei limiti. A livello internazionale invece si tratta di un importante messaggio inviato ai Paesi recalcitranti come Usa, Cina, Giappone e Australia che si opponevano al taglio delle emissioni e agli obiettivi sulle rinnovabili.

Il Parlamento europeo ha dimostrato ancora una volta di essere la più lungimirante delle istituzioni dell’Unione. Ha resistito alle lobby. Questo risultato illuminato è un duro colpo per la commissione europea e la sua infima proposta per il 2030 del mese scorso. I capi di Stato devono prestare attenzione al Parlamento.

ha dichiarato Stephane Bourgeois della European Wind Energy Association (EWEA). La votazione definitiva si terrà il mese prossimo. Nel caso in cui passasse questa proposta, si avrebbero diversi effetti a catena. Il primo, come detto, è che tutti i Paesi europei si dovranno adeguare perché i parametri sono vincolanti. Ma ci saranno anche ottimi effetti sull’economia perché verranno favorite le imprese a basse emissioni, e si creeranno così circa 570 mila nuovi posti di lavoro (stima EWEA). Inoltre gli Stati europei risparmierebbero 500 miliardi di euro per le mancante importazioni dei combustibili fossili. Alcune associazioni, come il WWF, avrebbero preferito obiettivi ancora più elevati (la loro proposta era di tagliare del 50% le emissioni e fissare al 40% l’obiettivo per le rinnovabili), ma in fin dei conti si possono dire soddisfatte del risultato raggiunto.

6 febbraio 2014
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alberto sanna, venerdì 7 febbraio 2014 alle10:49 ha scritto: rispondi »

Risultato molto importante ! Speriamo che il Governo italiano lo sostenga e che il ministro Zanonato, tardo sostenitore del nucleare - e delle lobby dell'energia ? - trovi il modo di starsi zitto o di cambiare mestiere visti i risultati che in materia di sviluppo e in particolare di geen economy sta conseguendo l'Italia !!!!

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