Nel dibattito che si è aperto sui nuovi obiettivi europei sul clima, che prevedono un taglio delle emissioni di CO2 del 40% (rispetto ai dati del 1990) entro il 2030, si inserisce anche EPIA, l’European Photovoltaic Industry Association.

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Secondo l’EPIA, per raggiungere i nuovi obiettivi europei, è necessario porsi tre target: la crescita delle rinnovabili, l’aumento dell’efficienza energetica, la riduzione delle emissioni delle attività produttive. Frauke Thies, Policy Director di EPIA, spiega:

Un approccio credibile con tre target su energie rinnovabili, efficienza energetica e riduzione delle emissioni sarà un volano fondamentale per gli investimenti nelle energie verdi, insieme all’abbandono delle fonti energetiche più inquinanti.

L’Europa ora deve voler proseguire in questa visione di un futuro pulito e competitivo, mostrando una direzione politica chiara e permettendo ulteriori investimenti. Cioè spingendo sui nuovi obiettivi al 2030, anche con obiettivi legalmente vincolanti per le fonti energetiche rinnovabili.

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EPIA, però, fa notare come al momento la prospettiva non è esattamente quella appena descritta. Sulla crescita del fotovoltaico, ad esempio, ci sono enormi dubbi derivanti dalle incertezze sugli incentivi e dalle voci di possibili un taglio retroattivo ai sussidi in alcuni Stati membri dell’Unione.

Le voci sui tagli retroattivi agli incentivi sono un dibattito ufficiale in Germania, mentre sono sussurrate in Italia. Questo, spiega l’associazione europea del fotovoltaico, ha creato incertezza e scoraggiato gli investimenti. Tagli retroattivi che non sono ben visti dalla Commissione Europea, cosa apprezzata da Thies:

La Commissione ha ragione a opporsi a cambiamenti retroattivi delle condizioni del quadro politico, che minano la fiducia degli investitori, distruggono mercati floridi ed eventualmente aumentano i costi degli investimenti a causa dell’incertezza.

Specialmente in un periodo in cui le tecnologie delle energie rinnovabili come il fotovoltaico stanno diventando economicamente più attraenti, i Governi possono solo guadagnarci da un quadro politico stabile per le rinnovabili. Ciò farebbe bene all’economia, ai consumatori e all’ambiente.

Allo stato attuale il dibattito sulle rinnovabili in Europa ha due temi principali. Il primo concerne l’opportunità di imporre un obbligo agli Stati membri sull’energia pulita, come quello di raggiungere una certa percentuale di rinnovabili nel mix energetico.

Alcuni Stati preferirebbero un obbligo esclusivamente sul taglio delle emissioni di CO2, cosa che permetterebbe loro di ridurre le emissioni aumentando l’energia elettrica prodotta dal nucleare.

L’altro tema è quello degli eventuali incentivi alle rinnovabili: devono essere in forma di tariffa incentivante, in stile Conto Energia, o in forma di quote, in stile Certificati Verdi? Devono essere diversi da Stato a Stato o unificati a livello europeo?

Giusto per fare un esempio: la Commissione Industria del Parlamento Europeo propende per la tariffa incentivante a discrezione del singolo Stato, mentre il Commissario all’Energia Oettinger punta su un quadro normativo unico europeo.

29 marzo 2013
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