Entro il 2025 i Paesi emergenti incrementeranno fino a 40 volte la loro capacità di accumulo dell’energia, arrivando a superare la soglia degli 80 GW. Al momento si è fermi a circa 2 GW. Ad affermarlo la previsione che emerge da uno studio condotto da Navigant Research e commissionato dalla International Finance Corporation, membro del World Bank Group, in collaborazione con l’Energy Sector Management Assistance Program.

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Un’evoluzione indispensabile per quei territori che, al fine di soddisfare un fabbisogno energetico in costante crescita, stanno puntando sempre più sull’installazione di impianti che sfruttando le fonti rinnovabili come il sole e il vento. La prospettiva che emerge dal report è quella di un output complessivo raddoppiato già entro il 2020.

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Nel 2035 le cosiddette “developing countries” arriveranno a costituire addirittura l’80% della crescita globale nella produzione e nei consumi. Le parole di Philippe Le Houérou, CEO e vicepresidente esecutivo di IFC, risultano piuttosto significative per comprendere come cambierà il panorama energetico a livello globale:

Le tecnologie per lo storage avranno un’importanza cruciale nel processo di espansione delle rinnovabili, soprattutto nelle aree remote e rurali, dove mancano le infrastrutture dedicate alla distribuzione e alla fornitura di energia.

Si parla di circa 1,2 miliardi di persone che al momento non possono usufruire dell’allacciamento alla rete elettrica o che ne dispongono a fatica.

Due dei Paesi maggiormente interessati dal fenomeno, che porterà i sistemi di accumulo a migliorare in modo sensibile la qualità della vita dei residenti, sono la Cina e l’India. Anche alcune nazioni del Sud America beneficeranno di questo tipo di tecnologie, soprattutto Messico, Cile e Brasile.

2 febbraio 2017
Fonte:
IFC
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