Importanti novità sul fronte delle rinnovabili trapelano dalle diverse bozze del cosiddetto Decreto del Fare bis. La bozza più recente, nello specifico, contiene un provvedimento che si ripercuoterà sui possessori di piccoli impianti incentivati, finora agevolati da prezzi di ritiro superiori a quelli di mercato. Il comma 8 dell’articolo 1 della bozza interviene sull’istituto del ritiro dedicato.

Se oggi il GSE paga per l’energia ritirata un costo a volte anche maggiore di quello ottenuto rivendendo la stessa energia, con l’entrata in vigore del Decreto del Fare bis la tariffa per l’energia ritirata sarà eguagliata al prezzo zonale orario. Ad essere maggiormente penalizzati, secondo le associazioni di categoria, saranno i detentori di impianti fotovoltaici fino a 1 MW.

L’obiettivo principale della norma, tutto sommato condiviso dalle associazioni di settore, è di promuovere la “market parity” tra gli impianti di piccola taglia, nonché un risparmio sugli oneri in bolletta pari a 170 milioni di euro all’anno.

Una novità che non farà affatto piacere agli operatori del settore delle rinnovabili riguarda invece la penalizzazione prevista per chi non sceglierà di farsi rimodulare volontariamente gli incentivi rinnovabili, una norma retroattiva presente nell’ultima bozza del Decreto del Fare bis e che non è scomparsa malgrado le accese proteste delle associazioni di categoria.

Chi non sceglie di farsi rimodulare gli incentivi, allungandone la durata diminuendone però l’ammontare, non potrà usufruire di ulteriori forme di incentivazione sullo stesso impianto, né del ritiro dedicato né dello scambio sul posto.

Il comma 7 della bozza, invece, invita l’Autorità per l’Energia a ristabilire i criteri di definizione del prezzo dell’energia elettrica, aggiornando la tariffa elettrica bioraria per i clienti in regime di maggior tutela. Norma resasi necessaria alla luce dei prezzi più bassi nella fascia diurna, conseguenza dello sviluppo del fotovoltaico. Oggi la fascia con il maggior prezzo orario in Borsa è proprio quella serale, che paradossalmente risulta anche quella con il minor prezzo per i consumatori finali.

Novità anche sul fronte della promozione del cosiddetto carbone pulito. Il comma 8 del decreto autorizza la Regione Sardegna a realizzare nell’area del Sulcis Iglesiente una centrale a carbone, a patto che sia dotata di un sistema efficiente per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica prodotta. Lo Stato si impegna a fornire ai vincitori della gara d’appalto un sistema incentivante conveniente e la garanzia dell’acquisto dell’energia prodotta. Infine la bozza del decreto del Fare bis regola l’emissione di bond fino a 30 anni, per spalmare il peso dell’A3 in bolletta.

26 settembre 2013
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