Proprio non piace agli ambientalisti la proposta di obiettivi climatici al 2030 appena presentata dalla Commissione Europea. Si tratta dei nuovi impegni in materia di emissioni di gas serra e sviluppo delle fonti rinnovabili che Bruxelles vorrebbe adottare (se Parlamento e Consiglio saranno dello stesso avviso) per il decennio 2021-2030.

Da Greenpeace a Legambiente ad Anev, la proposta non convince gli ambientalisti, sia per la mancanza di impegni vincolanti in tema di efficienza energetica, sia per il target su CO2 e rinnovabili, giudicato dagli ecologisti troppo poco ambizioso.

Ma ecco, nel dettaglio, cosa prevedono gli obiettivi climatici al 2030 proposti dalla Commissione UE:

  • Riduzione delle emissioni di gas serra: taglio del 40%, rispetto ai livelli del 1990, da perseguire entro il 2030. Si tratta di una soglia complessiva che vale per l’intera UE, senza indicazioni specifiche per i singoli stati membri, chiamati invece a redigere un proprio piano nazionale con le misure da adottare.
  • Sviluppo delle fonti rinnovabili: sempre entro il 2030, le energie pulite dovranno arrivare a coprire i l27% del fabbisogno totale dell’Unione Europea.
  • Efficienza energetica: non è stato previsto alcun obiettivo di risparmio energetico (attualmente “vige” la soglia non vincolante di un 20% di efficienza in più, rispetto al 1990, da raggiungere nel 2020).
  • Sistema ETS (Emission Trading Scheme, mercato del carbonio): introduzione di una “riserva” per da sfruttare all’inizio del prossimo periodo di scambio ETS, previsto per il 2021. La riserva dovrebbe, da una parte, consentire di smaltire l’eccedenza di quote di emissioni accumulatasi negli ultimi anni, e dall’altra di migliorare la resilienza del sistema agli eventuali shock.

Questo pacchetto di proposte dovrà a questo punto passare il vaglio delle altre istituzioni comunitarie. La discussione in seno al Consiglio europeo è prevista per il prossimo marzo, ma anche il Parlamento dovrà esprimere il suo parere.

È già arrivato, intanto, e non è positivo, il parere delle principali associazioni ambientaliste. Per Legambiente, ad esempio, si tratta di una “pericolosa e preoccupante retromarcia” dell’Europa rispetto alla necessità di contenere il fenomeno del riscaldamento globale.

Osserva Legambiente:

Per riuscire davvero a contenere il surriscaldamento entro i 2°C ed evitare la catastrofe climatica, l’Unione europea dovrebbe invece ridurre almeno del 55% le emissioni di gas serra entro il 2030, oltre a raggiungere il 45% di energia rinnovabile e tagliare il consumo energetico del 40%.

Critica anche Greenpeace, che chiede all’Ue gli stessi target vincolanti indicati da Legambiente, ossrvando che, al di là delle conseguenze ambientali, il pacchetto proposto da Bruxelles comporterà una perdita di posti di lavoro nel settore delle rinnovabili, maggiori importazioni di combustibili fossili e un’accorciamento delle aspettative di vita a causa dell’inquinamento.

Scrive Greenpeace:

La Commissione Europea ha rilasciato oggi un deludente pacchetto di proposte su clima ed energia per il 2030. I governi europei ora devono correggere queste proposte, aumentare le ambizioni europee e rilanciare così quella leadership sul clima e le energie pulite che l’Europa ha già dimostrato. La decisione sugli obiettivi dovrebbe essere raggiunta a marzo ma una discussione così complessa potrebbe slittare al secondo semestre e quindi alla Presidenza di turno dell’Italia.

I contenuti del nuovo “pacchetto clima 2030” sono stati invece difesi dal presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, e dal Commissario Ue per l’Azione climatica, Connie Hedegaard, che li hanno definiti “molto ambiziosi”, giudicandoli una risposta efficace alle critiche che erano giunte dagli ambientalisti nella fase di negoziazione.

23 gennaio 2014
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