È appena uscito “Global Trends in Renewable Energy Investment 2016″, il decimo rapporto dell’UNEP (United Nations Environment Programme) che analizza gli investimenti sulle rinnovabili e i loro andamenti annuali. I dati in esso contenuti rivelano che il 2015 è stato un anno particolarmente prolifico.

L’anno scorso sono stati raggiunti i 286 miliardi di dollari a livello globale, circa il 3% in più rispetto al precedente record raggiunto nel 2011. Durante il corso del 2015 sono stati quindi 134 i gigawatt di potenza aggiunti, nel 2014 erano stati 106 e nel 2013, 87.

Questo nonostante il calo dei prezzi relativi alle fonti fossili. Le centrali a carbone e a gas, nello stesso anno, hanno goduto di “soli” 130 miliardi di investimenti, meno della metà e anche la capacità aggiuntiva non ha equiparato quella da rinnovabili, questo per la prima volta. Come spiega Achim Steiner, direttore esecutivo dell’UNEP, è stata anche un’altra la novità:

Le fonti rinnovabili stanno diventando sempre più centrali per i nostri stili di vita a basso tenore di carbonio, e gli investimenti da record nel 2015 sono un’ulteriore prova di questa tendenza. È importante sottolineare che, per la prima volta nel 2015, gli investimenti in fonti rinnovabili sono stati più alti nei Paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati.

Se gli investimenti realizzati dai Paesi in via di sviluppo sono stati 156 miliardi di dollari, in crescita del 19% rispetto al 2014, quelli dei Paesi sviluppati sono stati 130 miliardi, in calo dell’8% rispetto all’anno precedente.

In testa ai Paesi che stanno puntando sulle energie pulite c’è la Cina, che nel 2015 ha investito 102,9 miliardi di dollari (il 36% di quanto investito a livello globale), segnando una crescita del 17% rispetto al 2014. Segue l’India con 10,2 miliardi (+22%), il Sud Africa con 4,5 miliardi (+329%), il Messico con 4 miliardi (+ 105%), il Cile con 3,4 miliardi (fino al +151%). Marocco, Turchia e Uruguay fanno parte dei Paesi che hanno investito più di 1 miliardo di dollari.

Bene anche per gli Stati Uniti, che stanno finalmente capendo l’importanza di ridurre le emissioni di CO2 e di rivolgersi, per la sfida energetica del futuro, alle energie pulite. Qui sono stati 44,1 i miliardi di dollari investiti, con una crescita del 19%. Stabile invece il Giappone, che nel 2015 ha impegnato 36,2 miliardi di dollari sulle rinnovabili.

Male per l’Europa, che a causa della lenta crescita economica e dei tagli agli incentivi ha visto un calo degli investimenti pari al 21%. Si è passati dai 62 miliardi di dollari del 2014 ai 48,8 del 2015, la cifra più bassa raggiunta dal continente negli ultimi nove anni, nonostante gli investimenti record che sono stati fatti per i progetti eolici in mare.

Tra le varie fonti di energia rinnovabile, solare ed eolico hanno dominato il mercato, come negli anni precedenti. Insieme hanno visto l’aggiunta di 118 gigawatt di potenza installata (62 GW per l’eolico e 56 per il solare). Collegato al loro sviluppo c’è stato anche quello dello stoccaggio di energia: 250 MW sono stati installati nel 2015 contro i 160 del 2014.

Sembra che ci sia quindi un cambiamento strutturale in corso, che ha permesso nell’ultimo anno di risparmiare 1,5 gigatonnellate di CO2. Achim Steiner a tal proposito ha commentato:

Maggiori investimenti nelle fonti rinnovabili non sono solo un bene per le persone e il pianeta, ma saranno un elemento chiave per raggiungere gli obiettivi internazionali sui cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile.

Con l’adozione degli obiettivi di sviluppo dello scorso anno, il mondo si è impegnato a porre fine alla povertà, promuovere lo sviluppo sostenibile, e a garantire una vita più sana e l’accesso ad un’energia accessibile, sostenibile e pulita per tutti.

Tuttavia, se si escludono le grandi centrali idroelettriche, le fonti rinnovabili costituiscono ancora solo un sesto (16,2%) della potenza installata totale a livello mondiale, seppur in continua crescita. L’energia elettrica generata da fonti rinnovabili è stata il 10,3% del totale (nel 2014 era il 9,1%).

La speranza è che siano una nuova consapevolezza, la riduzione dei costi per le rinnovabili e gli impegni presi alla COP21 di Parigi, a far riprendere la strada giusta anche a chi sembra averla persa.

25 marzo 2016
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