Le potenzialità delle biomasse e del biogas in Italia, Paese notoriamente agricolo, sono enormi e non ancora sfruttate se non in minima parte. È il parere della Confederazione Italiana degli Agricoltori (CIA), basato sui dati dell’ultimo rapporto sulle agroenergie presentato dall’associazione di categoria dell’agricoltura.

L’energia da biomasse e biogas, inoltre, potrebbe incrementare del 5% il PIL agricolo aiutando le imprese ad aumentare la propria competitività sul mercato. Tutto questo, però, solo se si ottiene uno sviluppo delle agroenergie senza intaccare la produzione agricola destinata all’alimentazione umana e animale. In totale, al 2020, biomasse e biogas potrebbero rappresentare circa il 45% di tutte le rinnovabili italiane.

Come possano le agroenergie influire così positivamente sull’economia italiana lo spiega la stessa CIA commentando il rapporto:

Ogni anno “perdiamo” 60 miliardi di euro per l’acquisto di petrolio e gas dai Paesi esteri. Una condizione che ci accomuna al resto d’Europa: solo nel 2011 la Ue a Ventisette ha speso 488 miliardi di euro per questa voce di import. Sfruttando al meglio le agroenergie, invece, l’Italia potrebbe diminuire la sua dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, con un doppio vantaggio: fino a 20 miliardi di euro di risparmio in termini di costi e, soprattutto, un grande beneficio all’ambiente con 240 milioni di tonnellate in meno di Co2 nell’aria nei prossimi dieci anni.

Senza contare che gli effetti del pacchetto Ue clima-energia, e in particolare le riduzioni di emissioni di gas serra, determinerebbero un taglio dei costi sanitari stimato tra i 12 e i 26 miliardi di euro.

La cosa molto interessante è che buona parte della filiera industriale delle agroenergie c’è già ed è italiana:

Lavorare a una filiera energetica “green” tutta italiana favorirebbe l’occupazione, in particolare quella giovanile. Secondo uno studio recente dell’Università Bocconi, se l’Italia riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati dall’Europa per il 2020, l’industria energetica verde avrà creato nel Belpaese ben 250 mila posti di lavoro, di cui presumibilmente più di 100 mila lavoreranno nel settore delle biomasse.

A svegliare gli agricoltori da questo bel sogno sulle biomasse e il biogas, però, potrebbe arrivare presto il Governo con il suo nuovo decreto sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche. Come spiega Domenico Brugoni, vicepresidente nazionale della CIA, è necessario che il Governo sostenga la transizione dalle energie fossili a quelle rinnovabili agricole con incentivi e contributi equilibrati, che premino più l’efficienza e meno le speculazioni:

La generazione distribuita, cioè piccoli e medi impianti diffusi nel territorio e orientati allo sviluppo locale, è la chiave per dare agli agricoltori un ruolo centrale nella ‘rivoluzione verde’ e trasformarli da semplici fornitori di biomasse, che altri trasformeranno energeticamente, in protagonisti virtuosi e consapevoli sul fronte alimentare, energetico e ambientale.

Poi ci sono i vantaggi già esistenti: nonostante la filiera delle biomasse e del biogas sia molto poco sviluppata in Italia, è già molto redditizia. Al momento in Italia si destinano più di 20 milioni di tonnellate di biomasse legnose alla produzione di calore, per un fatturato superiore ai cinque miliardi di euro. Per il biogas, invece, oggi ci sono 521 impianti (dati 2011, +91% rispetto al 2010) nel nostro Paese. Soprattutto al centro-nord con la Lombardia che da sola ospita 2010 impianti.

Dai quali si producono 650 MW di energia, che in base agli obiettivi europei nel 2020 dovranno diventare il doppio: 1,2 GW. Un potenziale che secondo la CIA si potrà raggiungere puntando sugli impianti di “co-digestione”, cioè quelli che usano biomasse vegetali, rifiuti zootecnici e sottoprodotti agricoli e agroindustriali insieme.

2 luglio 2012
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