Se l’Unione Europea avesse una politica estera energetica comune ci sarebbero ricadute occupazionali per 3,2 milioni di posti di lavoro. Lo ha affermato ieri Fabrizio Barbaso, vice direttore generale DG Energia della Commissione Europea, durante il dodicesimo Italian Energy Summit organizzato dal Sole 24 Ore. L’idea di politica energetica illustrata al summit, però, è abbastanza vecchiotta. Ha detto Barbaso:

L’Italia vuole diventare hub europeo del gas? Bene, ha bisogno di una rete di infrastrutture, di interconnessioni, di collegamenti con tutti i Paesi europei. Quindi se noi vogliamo fornire ai consumatori la possibilità di mantenere prezzi abbordabili, se vogliamo fornire scelta di servizi e di prodotti, dobbiamo avere dei mercati sufficientemente ampi, liquidi, trasparenti.

Si dice che l’Italia debba diventare hub del gas europeo da almeno vent’anni. E non si è mai fatto. Era una ottima idea, vent’anni fa, quando di gas in Europa ne entrava relativamente poco e solo dall’ex Unione Sovietica ed eravamo costretti a bruciare petrolio nelle centrali elettriche. Poi è arrivata una disordinata pletora di gasdotti e rigassificatori, molti dei quali sono persino ancora in progetto, che hanno cambiato le cose.

I maggiori Paesi europei, come la Germania, si sono attrezzati con gasdotti dedicati come il Nord Stream che collega la Russia al mercato tedesco scavalcando la problematica Ucraina. A regime, con il raddoppio dell’unica condotta attualmente esistente, quel gasdotto porterà 50 miliardi di metri cubi di gas alla Germania.

Quindi scordiamoci di vendere gas ai tedeschi. Ma anche agli spagnoli, che dal 1996 hanno il loro gasdotto MEG (Maghreb-Europa) che parte dal Marocco e attraverso la Spagna arriva fino al Portogallo. Con 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno. E di esempi del genere se ne potrebbero fare anche altri, fino ad arrivare al fantomatico progetto europeo del gasdotto “Nabucco“, di fatto stracciato dal Nord Stream russo-tedesco ma mai formalmente abbandonato.

Anche sul GNL c’è poco da scommettere, visto che il gas liquefatto viene dagli stessi paesi nordafricani o ex sovietici. Se l’hub europeo del gas fosse stato pronto e funzionante a metà anni novanta avrebbe potuto portare gas in abbondanza all’Europa fino al 2020, ripagandosi abbondantemente e permettendo la de-petrolizzazione dell’Europa. Ma oggi l’UE dovrebbe avere altre priorità: energie rinnovabili e, soprattutto, risparmio energetico.

Si è già visto, in Italia negli ultimi 12 mesi, che un forte sviluppo del fotovoltaico e dell’eolico porta ad una altrettanto forte riduzione del consumo di gas per le centrali termoelettriche. Vogliamo spendere meno per il gas straniero? Facciamo crescere ancora le rinnovabili elettriche.

Stessa cosa per il risparmio energetico, specialmente quello negli edifici civili: abbiamo delle case colabrodo, che sprecano gas e gasolio per il riscaldamento per miliardi di metri cubi l’anno. Vogliamo spendere di meno per il riscaldamento domestico? Cambiamo le finestre e le caldaie, tappiamo gli spifferi, facciamo i cappotti termici agli edifici, installiamo i pannelli solari termici sui tetti. E, per fortuna, anche Barbaso ne è convinto:

Sull’efficienza energetica, fondamentale per ridurre i costi della bolletta degli acquisti di petrolio e gas dai paesi terzi, siamo però in ritardo a metà del traguardo previsto del 20%: siamo al 9.

Ancora dieci anni fa le rinnovabili non erano mature per farci prevedere effetti del genere sui consumi energetici di un popolo sviluppato e industrializzato come quello europeo: si diceva che non avrebbero mai potuto coprire una fetta significante dei consumi.

Ma oggi sì, oggi non si può continuare a propagandare una politica energetica basata sui gasdotti, gli oleodotti, le trivellazioni di petrolio nazionale in terra e in mare, i rigassificatori onshore e offshore.

L’Europa vuole altri 3 milioni di posti di lavoro? Nella sola Italia, con le sole rinnovabili elettriche (e con tutte le vicissitudini legate agli incentivi), se ne sono già creati oltre 100mila. Che ora sono di nuovo a rischio perché qualcuno continua a dire che la via da seguire è quella dell’hub del gas. Il suo tempo è scaduto.

25 settembre 2012
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