Se i media tradizionali hanno regalato relativamente poco spazio al decreto sulle rinnovabili, il mondo politico sembra essere ben consapevole della sua importanza e centralità: nei giorni in cui il prezzo del petrolio schizza in alto nei mercati, l’Italia decide di abbandonare il proprio sistema di incentivi sulle rinnovabili, promettendo tagli e ridimensionando uno dei rarissimi settori della nostra economia ad aver affrontato la crisi globale con un trend di costante crescita.

Si dirà che un business che si sostiene sui soldi pubblici non è che un business di carta. Ciononostante, una politica più coerente e organica avrebbe, forse, potuto iniziare un percorso di de-finanziamento più graduale, accompagnando un settore strategico verso una corretta normalizzazione. Con il decreto Romani, l’idea che sembra essersi imposta è: “evitiamo multe europee e stanziamo tutti i soldi che restano per il nucleare”.

Le parole dell’On. Stella Bianchi, responsabile ambiente del PD, confermano l‘impianto delle critiche all’operato del governo:

Fin qui il governo ha solo danneggiato il settore delle rinnovabili, da ultimo con il decreto approvato giovedì scorso dal Consiglio dei Ministri, che lo ha paralizzato a causa dell’incertezza creata. Abbiamo chiesto, fin da subito, che il governo rendesse noto nel più breve tempo possibile, lo schema degli incentivi al quale sta lavorando e che questo nuovo schema fosse in grado di sostenere la crescita del settore.

Ma anche dai banchi della maggioranza hanno iniziato a venir giù critiche. In primis, dal deputato del PDL Pasquale Vessa:

Senza una chiara politica energetica è a rischio lo sviluppo futuro italiano e di tutto il Sud. Il Governo, al contrario, si È mosso in modo elefantiaco ignorando i gravi effetti dell’incertezza sulla redditività degli investimenti che le nuove disposizioni introdotte dal decreto provocheranno in particolare nel settore del fotovoltaico.

Mi auguro che si possa correre ai ripari in fretta se no dovremo prenderci carico dei circa 120mila lavoratori impiegati nel settore che rappresentano una volta e mezzo i dipendenti della Fiat.

e al deputato campanofa eco anche il leader di Forza Sud, Gianfranco Micciché, che arriva persino ad evocare una possibile caduta del governo:

Non possono non accettare le obiezioni che noi stiamo facendo, perché non possono assumersi la responsabilità di veder fallire, come un domino che fa cadere ad una ad una, tutta una serie di aziende che sono fatte bene, da persone perbene.

Siamo in Parlamento un numero di deputati tali che possiamo condizionare le scelte. Così come la Lega, che non so da quanti decenni minaccia “O si fa così o cade il governo”. Bene, oggi si sappia che c’è un’altra forza politica che si occupa di un’altra parte d’Italia, di un altro territorio, che ragiona nella stessa maniera della Lega: “O si fa così o cade il governo”.

Commenti altrettanto duri sono arrivati dal presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli:

È sempre più evidente che dietro il decreto romani sugli incentivi alle rinnovabili si nascondono interessi economici fortissimi che non solo hanno condizionato il governo ma che rischiano di portare al collasso un settore che ha fatturato in un anno 13 miliardi di euro e che ha dato lavoro nel solo 2010 a 40 mila persone.

Il decreto Romani va immediatamente modificato o presto ci sarà un intero blocco del settore, come è facile intuire dalla reazione delle banche al provvedimento varato la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri.

Dunque, anche sul fronte politico cresce una certa insofferenza bipartisan contro il decreto sulle rinnovabili. Si attendono risposte convincenti da parte dell’esecutivo.

9 marzo 2011
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