I sistemi di accumulo stanno acquisendo un ruolo sempre più centrale nella transizione dalle fonti fossili alle energie rinnovabili. Le batterie consentono di accumulare l’energia pulita generata dagli impianti rinnovabili nelle ore di massimo picco produttivo, quando soffiano venti forti o in presenza di una radiazione solare più intensa.

L’elettricità accumulata nei dispositivi di storage può essere utilizzata per soddisfare i consumi energetici quando la produzione rinnovabile cala, mitigando l’instabilità della rete dovuta all’intermittenza delle fonti rinnovabili.

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Una novità nel campo dei sistemi di accumulo per gli impianti a energia rinnovabile arriva dalla startup Green Energy Storage. L’azienda di Trento circa un anno fa ha acquisito un brevetto dall’Università di Harvard, che si è tramutato in una soluzione per lo stoccaggio efficiente ed ecologica.

L’azienda ha sviluppato la prima batteria a flusso organica pensata sia per i clienti residenziali che per le utenze commerciali e industriali. La batteria sfrutta le proprietà del chinone, una sostanza vegetale prodotta dal rabarbaro nel corso della fotosintesi.

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Il sistema è composto da elettroliti che fluiscono attraverso una cella in grado di convertire l’energia chimica in elettricità. La ricarica della batteria avviene in modo semplice sostituendo l’elettrolita liquido.

Grazie all’acquisizione del brevetto la Green Energy Storage ha potuto creare una gamma di batterie a flusso organiche per soddisfare diverse esigenze di stoccaggio. La capacità dei sistemi d’accumulo parte dai 3 kW e arriva a oltre 10 kW.

Avvalendosi della collaborazione con l’Università di Tor Vergata e di diverse partnership strategiche la startup punta a conquistare una fetta importante del mercato nazionale e globale dei sistemi di accumulo, destinato a conoscere una grande espansione nei prossimi anni.

Tra i progetti in corso dell’azienda rientra lo sviluppo di diversi tipi di batterie a flusso organiche, che dovrebbero approdare sul mercato già tra due anni. Entro il 2020 l’obiettivo è sviluppare un sistema d’accumulo che costi 200 dollari per kWh.

In attesa del debutto su scala commerciale delle nuove soluzioni la startup ha siglato un accordo con Sorgenia per testare e perfezionare la batteria a flusso organica.

Il produttore di energia rinnovabile ha apprezzato la biocompatibilità dei materiali usati per realizzare la batteria, il prezzo competitivo e la facilità di smaltimento a fine vita. Si tratta di materiali 100% biodegradabili.

Anche l’UE guarda con interesse al progetto, che è stato finanziato con un fondo di 2 milioni di euro. Gli investimenti comunitari vanno ad aggiungersi ai 3 milioni di euro già stanziati dalla Provincia Autonoma di Trento.

12 dicembre 2016
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