La perdita di posti di lavoro causata dal declino delle fonti fossili può essere compensata dalle ricadute occupazionali generate dallo sviluppo delle energie rinnovabili, a patto di sostenere attivamente la produzione di elettricità pulita. A rivelarlo è un recente studio indipendente effettuato da un’équipe di analisti della Duke University e pubblicato sulla rivista specializzata Energy Policy.

Gli autori dell’analisi, che ha preso in esame il mercato energetico statunitense, hanno scoperto che nei quattro anni successivi alla recessione del 2008 l’industria del carbone americana ha bruciato ben 49 mila posti di lavoro. Nello stesso periodo, le fonti rinnovabili e il gas naturale hanno prodotto complessivamente il quadruplo dei posti di lavoro persi dall’industria del carbone.

Gli Stati che fondavano la loro economia prettamente sullo sfruttamento del carbone purtroppo non sono riusciti a recuperare del tutto i posti di lavoro persi. In alcune contee meridionali del West Virginia e nel Kentucky orientale i nuovi posti di lavoro creati sono stati insufficienti a compensare la perdita occupazionale causata dal declino del carbone. Come ha sottolineato la prima firma dell’analisi, il professor Lincoln Pratson:

Le contee che facevano molto affidamento sul carbone ora si trovano nella posizione più difficile.

Gli analisti hanno cercato di comprendere quali fattori influenzano la creazione di nuovi posti di lavoro laddove si verifica una perdita di occupazione. Il fatto che i nuovi lavori non si vengano a creare laddove si registrano le perdite più consistenti può essere spiegato in diversi modi. Nel caso degli Stati americani un fattore determinante è la morfologia del territorio. Come illustra Pratson:

Le zone dove viene estratto più carbone in Appalachia, ad esempio, sono ricoperte di boschi e non sono i luoghi ideali per installare pannelli solari o impianti eolici.

L’analisi ha rivelato che le regioni in cui si è registrato il maggior incremento di posti di lavoro nel settore energetico sono state quelle del Nord-Est, del Sud-Ovest, del Centro-Ovest e dell’Ovest. Le regioni statunitensi che hanno perso il maggior numero di posti di lavoro sono state invece l’Appalachia, il Bacino Uinta nello Utah e nel Colorado, e alcune aree nel bacino del fiume Powder nel Montana e nello Wyoming.

Anche gli incentivi per le energie rinnovabili hanno giocato un ruolo determinante nella creazione di nuovi posti di lavoro:

Gli stati che hanno erogato degli incentivi hanno conosciuto una crescita maggiore, spiegano gli analisti. Gli stati del Sud-Est non godono di incentivi. In quelle regioni lo sviluppo delle energie rinnovabili è quasi a un punto fermo rispetto ad altre regioni.

Secondo gli esperti gli Stati che hanno fondato la loro economia sul carbone devono correre ai ripari per frenare la perdita di occupazione. Un modo per arginare la perdita di posti di lavoro potrebbe essere favorire una transizione energetica fondata sulle tecnologie pulite.

Il mercato energetico americano è sempre più orientato verso le fonti a basso impatto ambientale. L’industria dei fossili può compiere un primo passo importante, dotandosi di tecnologie per produrre carbone pulito e limitando le emissioni di gas serra.

8 aprile 2015
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