Si è svolta questa mattina alla Camera la presentazione da parte di Guido Bortone, presidente dell’Autorità per l’Energia elettrica e il Gas (AEEG), delle attività dell’authority negli ultimi 12 mesi. Numerosi i temi trattati da Bortone: dal mercato libero dell’energia elettrica, che presenta ancora prezzi troppo alti rispetto a quello tutelato, alla necessità di una Strategia Energetica Nazionale, passando anche per le energie rinnovabili e il gas naturale. Shale gas compreso.

Sulle rinnovabili Bortone ha ribadito il parere, ormai noto da tempo, dell’Autorità. Cioè quello che gli incentivi alle rinnovabili sono ancora troppo alti e che il Governo farebbe bene a ridurli, anche in vista del futuro Conto Energia Termico:

È un primo solido passo ma occorrono anche altre azioni, che si inseriscano nell’alveo del binomio rigore-crescita, appena richiamato. In un contesto di risorse scarse, come quello attuale, solo un ridimensionamento dei futuri incentivi “elettrici” può consentire di trasferire risorse allo sviluppo delle fonti rinnovabili termiche e all’efficienza energetica, nell’auspicio di poter così cogliere anche i punti di forza dell’industria italiana in tali settori. Non solo: le poche risorse ancora disponibili devono essere allocate proprio là dove maggiori sono le possibilità di resa, secondo criteri di selettività, in ragione dell’efficacia.

Tradotto: va bene l’ulteriore taglio agli incentivi statali al fotovoltaico del futuro Quinto Conto Energia. Poi Bortone ha ricordato come lo sviluppo impetuoso delle rinnovabili stia modificando la produzione di energia elettrica in Italia, a danno degli operatori del termoelettrico:

Il prepotente e accelerato sviluppo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non (economicamente) modulabili è del resto tra le principali cause del radicale cambiamento che sta investendo il mercato all’ingrosso dell’energia elettrica. Già nella presentazione della Relazione annuale dello scorso anno abbiamo evidenziato come fosse necessario introdurre strumenti che aumentassero il grado di coordinamento tra scelte di investimento negli impianti e sviluppo della rete, riducendo il grado delle asimmetrie informative, consentendo così di superare i fallimenti di mercato. Proprio per questo, già da tempo, abbiamo definito i criteri a cui dovrebbe ispirarsi un nuovo mercato della capacità produttiva (capacity payment) per garantire la sicurezza del sistema ai clienti finali senza eccessi di prezzo. A tal fine è indispensabile la proposta operativa del gestore di rete.

Passando agli idrocarburi, invece, l’AEEG propone al Governo che parte dei ricavi della Robin Tax fatta pagare ai petrolieri sia utilizzata per coprire un abbassamento dell’IVA in bolletta, al fine di far scendere i costi per le famiglie. Riguardo al gas, poi, Bortone ha riferito che nell’ultimo anno sono arrivati ottimi risultati dall’introduzione del cosiddetto “mercato di bilaciamento”.

Cioè una sorta di borsa del gas, gestita dal Gestore dei Mercati Energetici (GME), nella quale chi importa gas vende e compra le quantità di metano necessarie a far restare in equilibrio la rete di distribuzione evitando così che ci siano rischi di scarsezza della risorsa o, peggio ancora, di congestione della rete. Tuttavia, ammette Bortone, questo sistema mette seriamente in discussione il modo in cui oggi (e da decenni) l’Italia importa il gas:

Un cambiamento che, risolvendo il problema della congestione contrattuale delle infrastrutture di trasporto, è destinato, ancor più se supportato da un potenziamento delle stesse infrastrutture, ad aumentare la convergenza tra i prezzi nei diversi mercati europei. Un cambiamento che, d’altra parte, contribuisce a mettere seriamente in discussione non solo il ruolo nel mercato ma la stessa sostenibilità economica dei contratti di lungo periodo (take or pay).

I contratti “take or pay” sono quelli fatti con i Paesi esteri per l’importazioni di grandi quantità di gas naturale a prezzo prestabilito. Contratti secondo i quali il gas o lo consumi o lo paghi lo stesso, quindi sostanzialmente incompatibili con forti cali della domanda. Il mercato del gas naturale (che serve sia per il riscaldamento domestico, commerciale e industriale che per la produzione di energia elettrica) è quindi al centro di una vera e propria rivoluzione che rende necessarie nuove regole.

E, spiega Bortone, le nuove regole sono ancor più necessarie in vista di una possibile crescita delle estrazioni di shale gas, dato sembra per scontato da AEEG:

Al mondo del gas in profonda mutazione serve un contesto normativo-regolatorio all’altezza delle nuove esigenze. In primo luogo, occorre accompagnare l’introduzione delle nuove regole europee di congestion management e capacity allocation, oltre che con adeguati sviluppi infrastrutturali anche funzionali a un efficiente sfruttamento dello scenario shale-gas, con strumenti veramente innovativi che, oltre a promuovere la concorrenza e la liquidità del mercato all’ingrosso, consentano di gestire, a livello di sistema e in accordo con le dinamiche di mercato, la garanzia della sicurezza degli approvvigionamenti (a prezzi ragionevoli per i consumatori finali).

27 giugno 2012
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I vostri commenti
Rinaldo Sorgenti, mercoledì 27 giugno 2012 alle20:18 ha scritto: rispondi »

Davvero inqualificabile la campagna denigratoria attuata da questi personaggi, che si basa peraltro su concetti del tutto fuorvianti e demagogici, spacciandoli invece come verità scientificamente assodate. Nulla di più fuorviante, perchè le teorie dei "Cambiamenti Climatici Antropogenici" causati dalle emissioni di CO2 dovute all'attività umana sono ipotesi artatamente manipolate da certi "studiosi" per far apparire cose che nella realtà non collimano. I cambiamenti climatici ci sono sempre stati anche nel recente e lontano passato e continueranno ad esserci anche in futuro, a prescindere dall'uomo.   Inoltre, si vorrebbe lasciar credere che la nocività del carbone per la salute sia dovuta a tali emissioni di CO2 e questo è rancamente assurdo e del tutto ridicolo. Cosa dovrebbe esserci allora in Paesi come la Germania (che produce ben 7 volte più elettricità usando il Carbone o negli USA (dove storicamente la produzione elettrica è per circa il 50% dovuta al Carbone)?   Accusare poi un grande Operatore di questo, presentando il loro lavoro come un "crimine", è la dimostrazione della vergognosa strumentalità di tale azione. Basterebbe al riguardo anche solo considerare che, osservando i dati delle emissioni di CO2 dalla produzione elettrica in Italia, risulta che circa il 65% delle emissioni di CO2 sono prodotte dalle centrali a Gas Metano, mentre quelle a Carbone emettono intorno al 35%. E questo senza considerare le emissioni, sempre di CO2, oltre a quelle specifiche di Metano) in fase di estrazione del Gas dai giacimenti che quei famosi "scienziati" dell'ONU-IPCC non conteggiano e non attribuiscono ad alcuno! Domandatevi perchè?   E poi, allora, le emissioni di CO2 da tutti i processi industriali che utilizzano combustibili fossili per il loro lavoro? E le emissioni derivate dal riscaldamento civile e quelle del traffico veicolare? A meno che l'obiettivo (od almeno uno tra i tanti di costoro) non sia quello di riportare l'Italia alle miserevoli condizioni di vita dei secoli passati, ancora oggi riscontrabili, ahinoi, in molti Paesi sottosviluppati del Pianeta, dove le condizioni di vita non sono certo auspicabili ne invidiabili.   

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