Le fonti rinnovabili potrebbero fornire alla Gran Bretagna l’85% dell’elettricità necessaria a coprire il fabbisogno interno. A sostenerlo è Greenpeace in una recente analisi sugli scenari energetici britannici da qui al 2030.

Lo studio mira a sradicare la convinzione che i fossili e il nucleare siano le uniche fonti in grado di garantire un approvvigionamento energetico conveniente e stabile al Paese. Secondo gli analisti dell’associazione ambientalista nei prossimi decenni il Regno Unito potrebbe compiere una transizione energetica massiccia verso le energie rinnovabili a patto di rivoluzionare le modalità di approvvigionamento e consumo dell’elettricità.

Attualmente le rinnovabili forniscono al Paese il 19% dell’energia. Entro il 2030 la potenza eolica installata nel Paese potrebbe passare dagli attuali 13 gigawatt, sufficienti a soddisfare i consumi di 10 milioni di famiglie, a quota 77 GW. Lo sviluppo del fotovoltaico non sarebbe meno notevole: la potenza installata potrebbe passare dagli attuali 5 GW a ben 28 GW.

La crescita della potenza rinnovabile installata da sola non è però sufficiente a garantire la copertura del fabbisogno energetico nazionale. Gli esperti spiegano che alla diffusione delle fonti pulite dovrà accompagnarsi una notevole riduzione dei consumi di energia in tutto il Paese. In particolare la richiesta di energia per il riscaldamento domestico dovrà calare di ben il 60% grazie a programmi di efficientamento energetico su larga scala degli edifici residenziali e ad altre iniziative.

Secondo Doug Parr, coordinatore della ricerca scientifica di Greenpeace, i detrattori delle rinnovabili non hanno più argomenti validi. Per molto tempo le lobby dei fossili hanno sostenuto la tesi della mancanza di affidabilità delle fonti pulite. Ma oggi, grazie alle nuove tecnologie e alla riduzione dei consumi energetici, è possibile alimentare il mondo contando esclusivamente sulle energie rinnovabili. La progressiva decarbonizzazione dell’economia per Greenpeace è un atto necessario e conveniente che non può più essere rimandato.

Il Governo britannico dovrà sostenere l’industria delle rinnovabili esattamente come ha fatto nei decenni scorsi con i fossili e con il nucleare. La popolazione dovrà inoltre essere incoraggiata a sostituire le caldaie a gas con pompe di calore geotermiche o impianti di riscaldamento alimentati da rinnovabili elettriche.

Greenpeace punta il dito contro il taglio degli incentivi alle rinnovabili deciso dal Governo britannico, una misura che va controcorrente rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni che si discuteranno alla COP21 di Parigi a dicembre. La strada dei tagli alle fonti pulite per gli ambientalisti è quella sbagliata. Per portare la fetta di rinnovabili al 65% entro il 2030 occorrerebbe un piano di investimenti compreso tra 126 e 227 miliardi di sterline.

21 settembre 2015
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