L’eolico sorpassa l’idroelettrico ed è prima fonte rinnovabile nell’Unione Europea. Il dato è relativo alla capacità cumulata tratto dal rapporto appena diffuso da EWEA (European Wind Energy Association) “Wind in power. 2015 European statistics”. Il panorama risulta ancor più confortante tenendo conto in maniera esclusiva delle nuove installazioni, che vedono l’energia del vento alla guida della classifica.

La nuova capacità eolica installata nel 2015 nel territorio UE ammonta a 12,8 GW e corrisponde al 44% del totale. Un risultato che posiziona l’eolico al primo posto assoluto tra le nuove installazioni nel Vecchio Continente, non soltanto quindi tra le fonti rinnovabili, seguito dal fotovoltaico con 8,5 GW (29,4%) e a maggiore distanza dal carbone con 4,7 GW (16,3%).

Un progresso che si evidenzia anche in relazione alla capacità cumulata, con riferimento al mix energetico UE: l’energia eolica si trova ora al terzo posto (15,6%), dietro a gas naturale (21,1%) e carbone (17,5%), ma davanti a idroelettrico (15,5%), nucleare (13,2%) e fotovoltaico (10,5%).

È in generale il comparto energie rinnovabili a crescere nel mix energetico europeo. La capacità installata nel 2015 relativa alle fonti pulite è pari al 77% di quella totale. Come ha sottolineato Giles Dickson, Chief Executive Officer of the European Wind Energy Association, l’eolico si è confermato come vera e propria “forza trainante”:

Questi numeri mostrano come l’eolico sia la forza trainante dietro la transizione energetica UE. L’eolico è un’industria matura.

Lo stesso Dickson ha poi sottolineato come tale crescita sia tuttavia fortemente disomogenea tra gli Stati membri. Anche in questo frangente, spiega il CEO EWEA, l’instabilità delle politiche di sviluppo energetico avrebbe giocato un ruolo di rilievo:

Abbiamo assistito a una forte espansione in Germania nel 2015 ed è stato un anno forte espansione per quanto riguarda l’eolico offshore. La crescita però non è stata uniforme a livello geografico. Non stiamo facendo bene allo stesso modo nei Paesi dove le politiche energetiche e le normative sono poco chiare e/o inefficaci, gli investitori e gli sviluppatori preferiscono andare altrove.

La politica è la chiave, specialmente quando si guarda a lungo termine. Al momento appena 6 dei 28 Stati UE hanno obiettivi e normative chiare per quanto riguarda le rinnovabili post 2020. Vediamo maggiore ambizione nelle economie emergenti, il che pone un punto di domanda in merito all’obiettivo UE di imporsi come numero uno nelle fonti rinnovabili.

La proposta della Commissione UE per una Direttive sulle Energie Rinnovabili, attesa per dicembre, rappresenta un’opportunità chiave per guidare verso obiettivi più ambiziosi gli Stati membri in assenza di obiettivi nazionali vincolanti.

11 febbraio 2016
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