Confartigianato, Cna e Casartigiani sono sul piede di guerra: per una norma che entra in vigore il primo agosto 2013 oltre 200 mila installatori di impianti fotovoltaici, solari termici, a biomassa e persino di pompe di calore e altri impianti di risparmio energetico potrebbero perdere di colpo il lavoro. Gente che già lavora da anni nel settore e che, di colpo, diventerebbe una sorta di “esodato”.

La norma in questione è il decreto legislativo 28/2011. Con la precedente legge 37/2008 i responsabili tecnici delle imprese impiantistiche potevano avere anche la sola scuola dell’obbligo, con la nuova legge dovranno avere un’apposita abilitazione. Ecco cosa prevede il decreto legislativo 28/2011 per gli installatori:

Art. 15
(Sistemi di qualificazione degli installatori)
1. La qualifica professionale per l’attività di installazione e di manutenzione straordinaria di caldaie, caminetti e stufe a biomassa, di sistemi solari fotovoltaici e termici sugli edifici, di sistemi geotermici a bassa entalpia e di pompe di calore, è conseguita col possesso dei requisiti tecnico professionali di cui, in alternativa, alle lettere a), b) o c) del comma 1 dell’articolo 4 del decreto del Ministro dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37, fatto salvo quanto stabilito dal comma 2 del presente articolo.

2. A decorrere dal 1° agosto 2013, i requisiti tecnico professionali di cui all’articolo 4, comma 1, lettera c) del regolamento di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 22 gennaio 2008,
n. 37 si intendono rispettati quando:

a) il titolo di formazione professionale è rilasciato nel rispetto delle modalità di cui ai commi 3 e 4 e dei criteri di cui all’allegato 4 e attesta la qualificazione degli installatori;
b) il previo periodo di formazione è effettuato secondo le modalità individuate nell’allegato 4.

3. Entro il 31 dicembre 2012, le Regioni e le Province autonome, nel rispetto dell’allegato 4, attivano un programma di formazione per gli installatori di impianti a fonti rinnovabili o procedono al riconoscimento di fornitori di formazione, dandone comunicazione al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Detta in maniera semplice: per lavorare ora serve essere in possesso di un certificato di abilitazione rilasciato al termine di un corso di formazione. I corsi di formazione, come al solito in Italia, erano a carico delle Regioni ma molte amministrazioni regionali non hanno proceduto a farli. Quindi ora ci sono svariate decine di migliaia di installatori che non hanno, né possono avere, il titolo abilitativo che gli serve a lavorare.

E non importa se queste persone installano impianti da dieci o vent’anni: senza titolo non si lavora. Confartigianato, Cna e Casartigiani, quindi, hanno dichiarato lo stato di mobilitazione per questa situazione decisamente assurda. Secondo Carmine Battipaglia, presidente di Cna Installazione Impianti, non si tratterebbe di una svista, ma di una vera e propria manovra anticoncorrenziale:

Riteniamo evidente la lesione del principio comunitario di tutela della concorrenza che una tale disciplina comporta in riferimento al problema dell’esclusione dei Responsabili Tecnici dalla possibilità di continuare a operare nel settore delle rinnovabili.

Una simile artificiosa, drastica riduzione del numero dei concorrenti nel mercato non potrà che determinare il sorgere o il consolidarsi di posizioni dominanti. è una situazione kafkiana dai dubbi profili costituzionali, che certamente lede il principio di libera concorrenza tra imprese e che faremo di tutto per modificare.

In effetti Battipaglia potrebbe non avere tutti i torti: ci sono grandi aziende del termoelettrico italiano che hanno una divisione dedicata alla vendita e all’installazione del fotovoltaico domestico che potrebbero trarre giovamento dall’estromissione dal mercato di migliaia di installatori.

Perché, nella peggiore (per loro) delle ipotesi, tutto il fotovoltaico verrebbe venduto e installato da loro. E, nella migliore (sempre per loro) il fotovoltaico non si installerebbe proprio. Considerando che il termoelettrico è in crisi a causa del fotovoltaico viene da citare il famoso motto: a pensar male si fa peccato, ma di solito ci si azzecca.

Anche perché non è la prima volta che dall’alto vengono calate norme e regolamenti tecnici per ostacolare lo sviluppo del fotovoltaico. Indimenticabile il caso dell’imposizione della norma CEI 0-21 proprio a cavallo del passaggio tra Quarto e Quinto Conto Energia, che causò a molti impianti l’impossibilità di rientrare nel precedente Conto Energia.

17 maggio 2013
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I vostri commenti
Anonimo, giovedì 27 giugno 2013 alle8:26 ha scritto: rispondi »

Siamo alle solite.... sembra che nel nostro paese "il sapere" non lo si acquisisca lavorando onestamente e duramente dopo anni di "gavetta" ma soltanto comprandolo o frequentando questi fantomatici corsi! Ma che possiamo aspettarci dai nostri politicanti....... che delusione.....

cal-ma57, lunedì 20 maggio 2013 alle16:12 ha scritto: rispondi »

POVERA ITALIA , CHE PENA CHE MI FAI!!!! ma la colpa è nostra , di noi italiani, che al momento del voto , preferiamo SEMPRE quelli che ci contano le frottole

Antonio, sabato 18 maggio 2013 alle9:19 ha scritto: rispondi »

Siamo Italiani

flavio, venerdì 17 maggio 2013 alle22:07 ha scritto: rispondi »

A titolo informativo quindi, per essere in regola ad installare climatizzatori per esempio sino 3KG di gas, oppure sino ad un QUADRISPLIT, un azienda che prima era abilitata ora cosa deve fare, se è un corso quanto costa e quanto dura?

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