La fetta di energie rinnovabili nel mix energetico europeo nel 2014 è cresciuta di un punto percentuale, raggiungendo quota 15,9%. La quota nel mix elettrico è passata dal 26,1% registrato nel 2013 al 28,1%. A rivelarlo è l’ultimo rapporto pubblicato da EurObserv’ER sullo stato delle energie rinnovabili in Europa. Vincent Jacques le Seigneur presidente di EurObserv’ER fa notare che gli Stati membri in un decennio sono riusciti a raddoppiare la percentuale di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

Il tasso di crescita annuo dello 0,7%, richiesto per centrare l’obiettivo del 27% fissato per il 2030, è stato superato. Nove Stati membri tra cui l’Italia hanno già centrato gli obiettivi nazionali fissati per il 2020, altri 12 sono vicini al traguardo.

Secondo l’esperto non è però ancora tempo di gioire perché questi risultati sono influenzati dal calo dei consumi finali di energia. Gli inverni sono sempre più miti a causa del riscaldamento globale. Il 2015 è stato l’anno più caldo da quando sono iniziate le rilevazioni. Le temperature medie registrate tra il 2011 e il 2015 per la prima volta hanno superato di 1°C i valori pre-industriali.

Il raggiungimento del target del 20% fissato per il 2020 non è così scontato. Il contributo delle fonti rinnovabili è aumentato di 2,6 Mtoe dal 2013 al 2014 a fronte dei 9,1 Mtoe di incremento registrati tra il 2012 e il 2013. L’andamento del mercato energetico globale inoltre preoccupa gli analisti. Il costo di un barile di petrolio è sceso ai livelli del 2004. La fine del regime sanzionatorio nei confronti dell’Iran ha fatto riemergere un attore importante nel mercato dei combustibili fossili.

Molti Stati membri stanno tagliando gli incentivi alle rinnovabili perché non considerano più prioritario sostenere le energie pulite. Secondo Vincent Jacques le Seigneur è tempo che l’Unione Europea torni a essere un esempio per il resto del mondo, incentivando le tecnologie pulite e fissando una tassa sul carbonio. La carbon tax permetterebbe all’industria delle rinnovabili di attrarre nuovi investimenti e superare in modo indolore questa fase delicata in cui i fossili hanno costi molto bassi.

Il rapporto di EurObserv’ER rivela che gli investimenti nelle rinnovabili nel 2014 sono rimasti stabili, a quota 143,6 miliardi di euro. Il record spetta alla Germania a quota 33,3 miliardi di euro, seguita dalla Francia a 18,8 miliardi di euro e dal Regno Unito a quota 18,1 miliardi di euro. L’Italia è al quarto posto con 16 miliardi di euro di investimenti.

Il mercato italiano è stato trainato dalle pompe di calore che hanno attratto investimenti per 5,3 miliardi di euro. A seguire il biogas a quota 2,7 miliardi e il fotovoltaico a quota 2,34 miliardi di euro.

Per quanto riguarda l’occupazione il quadro non è roseo. Gli occupati sono calati di 44 mila unità tra il 2013 e il 2014 attestandosi sugli 1,11 milioni. La crisi occupazionale si avverte soprattutto nel settore fotovoltaico, che ha perso migliaia di posti di lavoro passando dai 155.950 impiegati del 2013 ai 119.750 del 2014. In Italia gli occupati nell’industria delle rinnovabili sono 82.500. Il fotovoltaico nel 2014 è rimasto stabile a quota 10 mila addetti. Dal 2011 quando la filiera dava lavoro a ben 55 mila persone il crollo è stato a dir poco vertiginoso.

15 marzo 2016
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