Le fonti rinnovabili potrebbero soddisfare l’80% del fabbisogno energetico di 139 Paesi entro il 2030 e il 100% entro il 2050. I due ambiziosi obiettivi potranno essere raggiunti abbattendo le barriere di natura politica e sociale che ostacolano una rivoluzione energetica su larga scala.

A delineare la “roadmap” per una transizione globale dai fossili alle energie rinnovabili sono stati i ricercatori dell’Università di Stanford e dell’Università della California. In un documento inviato al governo statunitense firmato da Mark Z. Jacobson gli studiosi spiegano che il passaggio a un sistema energetico alimentato completamente dalle fonti rinnovabili può essere compiuto con le tecnologie già disponibili sul mercato.

Per riuscirci bisognerà integrare le energie pulite in tutti i settori ed elettrificare tutto: dalla rete energetica ai trasporti; dal riscaldamento all’industria; dall’agricoltura alla pesca. Il 42,2% dell’energia globale entro il 2050 dovrà provenire dal fotovoltaico, il 19,4% dall’eolico onshore e il 12,9% dall’eolico offshore. Il fotovoltaico residenziale dovrà fornirà il 5,6% dell’elettricità, mentre dalle centrali solari a concentrazione dovrà provenire un ulteriore 7,7%. Dall’idroelettrico bisognerà attingere una fetta del 4,8%. Il restante 1,47% andrà coperto con l’energia geotermica e marina. Al momento i Paesi più vicini alla meta sono la Norvegia e il Paraguay che hanno già superato il target del 50%.

I ricercatori americani hanno illustrato i principali vantaggi della decarbonizzazione dell’economia globale. Grazie alle fonti rinnovabili i decessi causati dall’inquinamento atmosferico diminuirebbero per un totale di 4-7 milioni di vite salvate ogni anno in tutto il mondo. Anche i costi del riscaldamento globale subirebbero un calo drastico. I posti di lavoro stabili creati dall’industria delle rinnovabili sarebbero oltre 20 milioni e supererebbero quelli persi nell’industria dei fossili.

Secondo i ricercatori americani lo sviluppo delle rinnovabili garantirà un accesso più equo ed esteso all’energia, con prezzi più stabili e un rischio minore di conflitti nei Paesi in via di sviluppo. I Paesi occidentali vedranno ridursi la loro dipendenza dall’estero. I costi sociali della produzione energetica caleranno complessivamente del 60%.

Gli scienziati hanno invitato il governo americano a farsi portavoce di questo studio alla COP21 in programma a dicembre a Parigi. Gli USA dovranno persuadere gli altri Paesi partecipanti che la transizione totale alle energie rinnovabili non è un obiettivo campato in aria, ma poggia su basi scientifiche.

La roadmap messa a punto per l’Italia prevede una grande crescita del fotovoltaico. L’apporto di elettricità dei grandi parchi fotovoltaici è fissato a quota 63,1%. Il fotovoltaico residenziale dovrà coprire una fetta del 6,3% mentre il solare a concentrazione il 2%. I pannelli installati sugli edifici commerciali e industriali forniranno un ulteriore 6,3%.

Dall’eolico onshore entro il 2050 dovrà provenire l’11% dell’elettricità generata in Italia. Più limitato l’apporto dell’eolico offshore, a quota 0,9%. L’energia prodotta dal moto ondoso dovrà apportare il 2% dell’elettricità complessiva, mentre l’idroelettrico il 7,8%. Il geotermico fornirà lo 0,6%.

I posti di lavoro stabili creati in Italia dall’industria delle rinnovabili saranno oltre 800 mila. Il costo dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili sarà di 6,9 centesimi per kWh a fronte degli 11,2 centesimi per kWh dell’energia fossile e nucleare. Secondo le stime ogni cittadino italiano risparmierà mediamente 486 dollari all’anno (circa 457 euro).

23 novembre 2015
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