Quale sarà il futuro energetico del nostro Paese? Una domanda che ultimamente sentiamo fare sempre più spesso e a cui sentiamo ancora più spesso risposte. Passato il tempo in cui si prospettava una sorta di regola del “terzo”, per cui si sarebbe avuto un terzo di energia da fonti fossili, un terzo da fonti rinnovabili e un terzo dal nucleare (teoria che non convinceva gli ambientalisti), le nuove analisi tendono a sottolineare soprattutto il ruolo delle green energy.

Ad esempio, secondo il Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, tra 10 anni la domanda energetica italiana verrà soddisfatta in questo modo:

  • 31% dal petrolio (contro il 39% attuale);
  • per il 39% dal gas (contro il 37% attuale);
  • per l’8% dal carbone (contro il 7% attuale);
  • per il 18% dalle rinnovabili (contro il 12%);
  • per il 4% dalle importazioni (contro il 5% attuale) ;

Dieci anni sono una quantità di tempo minore di quella di molti dei precedenti scenari – il che va a favore della realisticità del presente. Si tratta di una previsione di trend molto prudente dove in nessun caso si arriva a una crescita o una decrescita maggiore di otto punti percentuali. Otto punti che sono quelli che, di fatto, perderebbe il petrolio in favore di gas (più 2%) e soprattutto rinnovabili. Queste ultime segnano la crescita prevista più decisa, con un limpido più 6%. In leggera crescita, purtroppo, il carbone e in calo le importazioni (quindi, a conti fatti, il nucleare straniero).

Il boom delle green energy, dunque, dovrebbe continuare, aprendo scenari interessanti anche sul fronte del mercato del lavoro, dove si dovrebbero aprire le porte ad almeno un milione di nuovi posti, di cui molti saranno per “ingeneri”.

Eppure, avverte il sociologo Domenico De Masi, a tutto ciò si dovrà sommare una nuova idea della figura professionale dell’ingegnere, più permeata dall’idea filosofica della decrescita:

Abbiamo più energia di quanta ne consumiamo, il nostro problema è lo spreco.

Dunque, il futuro sarà soprattutto ottimizzazione dell’energia disponibile. Una sfida che non solo la classe degli ingeneri, ma globalmente un po’ tutti dovremo sapere vincere.

Ad ogni modo, senza volere fare polemica, queste stime vanno prese sempre per quello che sono. In tempo di crisi e con una politica energetica tutt’altro che stabile e chiara, tutte le ipotesi sul futuro valgono quanto può valere al giorno d’oggi il classico “stando così le cose”.

9 settembre 2011
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I vostri commenti
, domenica 18 settembre 2011 alle6:39 ha scritto: rispondi »

Difficile non essere d'accordo con Roberto Saija: “L’Italia è ancora in tempo a inserirsi nella filiera del fotovoltaico non solo nella produzione di pannelli ma anche nella ricerca tecnologica e di nuovi materiali. Ci sono gli elementi per diventare leader del settore a livello mondiale”

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