È trascorsa quasi una settimana dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano. Il numero dei superstiti è fermo a 11 (nove estratti dalle macerie + 2 salvatisi perché all’esterno dell’edificio al momento della slavina), mentre quello delle vittime sembra purtroppo destinato a crescere. Dopo il recupero nelle prime ore della giornata dei corpi di altre due donne il conto di chi ha perso la vita sotto la valanga del 18 gennaio è salito a 14. Ancora 15 sono invece i dispersi.

Sulla vicenda che vede al centro l’Hotel Rigopiano è intervenuta già dalle primissime ore la magistratura, con la Procura di Pescara intenzionata a scoprire eventuali mancanze o illeciti, dai quali potrebbe essere scaturita la tragedia. Diverse le possibili criticità: dalla tempistica nell’invio dei mezzi di sgombero della sede stradale (spazzaneve e turbina) fino a quel che concerne la struttura stessa dell’albergo. Verrà inoltre valutata la questione relativa alla possibile sottovalutazione dell’emergenza.

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Secondo quanto affermato dal procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini, entro la fine di gennaio la Procura pescarese dovrebbe essere in grado di fare il punto della situazione per quanto riguarda il materiale raccolto in questi giorni (testimonianze, tabulati telefonici, fotografie dei luoghi, rilievi cartografici, licenze edilizie dell’albergo, bollettini meteo e piano neve).

La stessa Tedeschini ha aggiunto a questo proposito che al momento le indagini si trovano ancora in stato embrionale e che non tutti gli eventuali disservizi e problemi occorsi potrebbero avere un nesso causale con la tragedia del Rigopiano:

L’inchiesta è alle battute iniziali, non ci sono al momento scenari diversi da quelli che tutti possono immaginare. Tra i filoni di indagine vi sono quelli relativi a circostanze e decisioni sull’apertura e lo stato di esercizio dell’hotel e sulla viabilità di accesso a quell’esercizio.

Sospetto illeciti e abusi edilizi

Nel 2008 l’Hotel Rigopiano salì agli onori della cronaca giudiziaria a causa dei lavori che ne modificarono profondamente la struttura. Da modesto fabbricato si trasformò nel resort distrutto appena pochi giorni fa dalla disastrosa deriva di neve e detriti.

La vicenda si inserì nell’inchiesta generale denominata “Vestina” (dalla Val Vestina, dove si riteneva fossero stati commessi diversi illeciti). Finirono iscritti nel registro degli indagati l’allora sindaco di Farindola e diversi assessori comunali della sua giunta, accusati di aver consentito modifiche e occupazione abusiva di suolo pubblico in cambio di sovvenzioni illecite al proprio partito di appartenenza (PD). Tutti gli indagati sono risultati lo scorso novembre assolti, per quanto i reati in oggetto fossero caduti in prescrizione.

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Nuove indagini sono tuttavia scattate, avviate dalla Procura della Repubblica di Pescara, in relazione alla realizzazione in tale sede di un edificio di dimensioni simili. Sul tema è intervenuta la stessa Tedeschini, che ha dichiarato:

Che l’Hotel Rigopiano sia stato sepolto da una valanga è un’ovvietà. La procedura concessoria che ha consentito la realizzazione di questo albergo con ogni evidenza viene acquisita, conosciuta e valutata nell’ambito dell inchiesta. L’albergo doveva stare lì? Inevitabilmente la risposta farà parte delle carte dell’inchiesta, ci sarà una risposta della procura della Repubblica.

Costruzione su resti di valanghe e detriti

Sul mancato rispetto delle principali norme a tutela della pubblica sicurezza dal rischio idrogeologico è intervenuto il Forum H2O Abruzzo:

Anche oggi lavoriamo su progetti che sono le potenziali tragedie del futuro, gli enti pubblici continuano a far finta di nulla sui rischi idrogeologici noti.

Così prende il via un lungo comunicato, nel quale vengono indicate alcune importanti criticità in merito al luogo scelto per la realizzazione del resort Rigopiano. Rischi conosciuti, ma a lungo ignorati secondo i rappresentati del Forum per l’Acqua bene comune, che proseguono affermando:

In Abruzzo sono decenni che rischi noti vengono ignorati. Per l’area del Rigopiano la prima mappa elaborata dalla Regione Abruzzo che segnalava riticità importanti è del periodo 1989-1991 ed è stata ripresa tal quale e, quindi, confermata dalla Giunta Regionale abruzzese con tanto di delibera il 27/12/2007, la n.1383, con cui è stato adottato il Piano di Assetto Idrogeologico.

Le due carte ufficiali mostrano inequivocabilmente che l’hotel Rigopiano è costruito al centro di un’area con colate detritiche, dette conoidi. Sorge, cioè, su un’area rialzata formata proprio dai detriti che arrivano giù dal canalone a monte dell’albergo.

Irrilevante il fatto che vi fosse una struttura preesistente, spiegano i rappresentanti del Forum H2O, in quanto tali fenomeni possono ripetersi a cicli anche di diversi decenni:

Un po’ come avviene per le piene dei fiumi, ci sono gli eventi che mediamente avvengono ogni 50 anni, quelli più importanti che avvengono ogni 100 anni e poi quelli estremi che possono avvenire ogni 500 anni e che raggiungono aree che sembravano ai non addetti ai lavori tranquille.

Le carte del rischio tengono appunto conto di questa periodicità perimetrando aree sempre più vaste al crescere del tempo di ritorno. I geologi identificano le aree di rischio non solo attraverso gli eventi già noti, riportati nel catasto di frane e valanghe, ma anche e soprattutto basandosi su alcune caratteristiche specifiche del terreno cui ricollegano il tipo di eventi che può verificarsi. Lì questi segnali dovevano essere evidentissimi, tanto che da decenni sono evidenziati sulle mappe ufficiali.

Criticità che i geologi avrebbero individuato in questi giorni anche semplicemente dalle foto aeree, informazioni che erano già a disposizione degli enti preposti al momento della ristrutturazione (avvenuta nel 2007) secondo quanto afferma il Forum H2O:

Negli atti del procedimento amministrativo della ristrutturazione dell’albergo sarà interessante verificare cosa vi è scritto, visto che il Decreto 11/03/1988 dal titolo evocativo “Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. Istruzioni per l’applicazione” obbliga a rilevare anche questi aspetti ed evidenziarne i potenziali effetti.

Da approfondire anche la posizione della Regione Abruzzo, prosegue il Forum H2O nel suo comunicato, in relazione alla mancata realizzazione di una mappa sul rischio valanghe:

Purtroppo, però, nel quadro risalta anche la gravissima omissione della regione Abruzzo che si era dotata di una legge sulle valanghe 25 anni fa, la n.47/1992, in cui si prevedeva l’inedificabilità per le aree a rischio potenziale di caduta e la chiusura invernale delle strutture preesistenti in caso di pericolo. La mappa in 25 anni non è stata mai redatta.

24 gennaio 2017
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