La riforma dell’agricoltura biologica, ferma da mesi in Commissione Europea, è stata al centro del vertice del Consiglio dei Ministri dell’agricoltura svoltosi ieri a Bruxelles. Al termine del primo giro di consultazioni, è apparso subito evidente che le posizioni dei 28 Stati membri sul tema erano piuttosto discordanti.

La proposta della Commissione Europea potrebbe essere ritirata. Nella migliore delle ipotesi, invece, la decisione slitterebbe a giugno. Il ministro dell’agricoltura lettone Janis Duklavs ha riferito che resta ancora molto lavoro da fare per conciliare le diverse posizioni emerse nel corso dell’incontro.

Il commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan ha chiesto regole semplificate e chiare. Gli Stati membri hanno posizioni divergenti soprattutto sulla frequenza dei controlli e sui valori di pesticidi tollerati nelle produzioni biologiche. Il vice ministro alle Politiche agricole Andrea Olivero è a favore di maggiori e più scrupolosi controlli in tutta Europa, come già avviene in Italia da tempo:

Sui nodi chiave del biologico per l’Italia sarebbe grave tornare indietro. I controlli in questo settore sono decisivi: il biologico si basa su un atto di fiducia fra le imprese e i consumatori. Se noi questo patto lo lasciassimo blando, non daremmo nessuna garanzia al settore.

Olivero è a favore di controlli annuali, mentre altri esponenti europei chiedono verifiche solo quando sussistono fattori di rischio. L’Italia nelle prossime settimane premerà dunque per convincere gli altri Stati membri ad accettare la linea di una maggiore trasparenza e rigidità per sostenere ulteriormente la crescita del settore.

Olivero spiega che abbassare la soglia di residui di pesticidi consentita nelle colture biologiche potrebbe mettere a rischio la credibilità del comparto. L’Italia, la Spagna, il Portogallo, la Repubblica Ceca e il Belgio appoggiano la proposta avanzata nella riforma UE di fissare il tetto a 0,01 microgrammi per kg, la stessa soglia di residui di pesticidi consentita nei prodotti destinati ai bambini.

Per quanto riguarda le importazioni di prodotti biologici, Olivero ha sottolineato che il trend è in crescita, perché L’Europa è lontana dall’autosufficienza e la richiesta è in aumento. È dunque fondamentale garantire ai consumatori che i prodotti importati rispettino i criteri di qualità e sicurezza vigenti in Europa.

Per evitare di ostacolare il mercato globale, l’UE sta pensando di ricorrere a delle deroghe che possano agevolare la transizione verso norme più rigide, in caso di approvazione della riforma dell’agricoltura biologica.

12 maggio 2015
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