Il riciclo dei rifiuti urbani può fruttare all’Italia ricadute occupazionali ed economiche considerevoli. Se ne è parlato ieri a Ecomondo nel corso degli Stati generali della Green Economy, giunti quest’anno alla terza edizione.

Il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) ha presentato i dati di uno studio realizzato in collaborazione con Althesys, dal titolo “Ricadute occupazionali ed economiche nello sviluppo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani”. Le cifre parlano chiaro: raggiungere gli obiettivi comunitari in materia di riciclo dei rifiuti urbani, fissati al 50% entro il 2022, richiederà la creazione di 89 mila nuovi posti di lavoro.

L’Italia è ancora lontana da questo obiettivo: attualmente viene riciclato solo 1/3 dei rifiuti urbani. Il conferimento in discarica è ancora la soluzione a cui si fa più ricorso nel Meridione. Le regioni del Sud inviano in discarica mediamente il 60% dei rifiuti. Va decisamente meglio al Nord dove la fetta di rifiuti conferiti in discarica è nettamente più bassa, attestandosi al 22%.

Nel corso della presentazione dello studio è emerso che l’Italia dovrà compiere maggiori sforzi per centrare gli obiettivi comunitari nei prossimi anni. Come ha spiegato il direttore generale del CONAI, Walter Facciotto:

La normativa europea sui rifiuti ha fissato obiettivi più ambiziosi rispetto al passato che a nostro avviso solo attraverso lo sviluppo della Green Economy potranno essere raggiunti. In particolare ciò significa realizzare una più marcata industrializzazione della filiera italiana del waste management: dalle economie di scala, agli investimenti in infrastrutture, fino allo sviluppo dell’innovazione e della ricerca.

Nei prossimi anni la filiera del riciclo in Italia impiegherà migliaia di nuovi addetti, con ricadute occupazionali più marcate al Centro e al Sud grazie al decollo della raccolta differenziata. Nel Nord Italia, invece, le nuove assunzioni avverranno soprattutto nell’industria del riciclo.

Il valore aggiunto generato dalla gestione dei rifiuti urbani sfiorerà i 2,3 miliardi, attirando investimenti per 1,7 miliardi e generando un volume d’affari di 6,2 miliardi.

6 novembre 2014
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