Con l’entrata in vigore delle nuove norme sui rifiuti speciali, introdotte dal decreto legge Competitività, in Italia si corre il rischio di una nuova emergenza: il collasso di molti impianti. A lanciare l’allarme su un imminente blocco totale della gestione dei rifiuti in Italia sono le associazioni degli operatori del settore. La denuncia è stata presentata congiuntamente da Fise Assoambiente (imprese servizi ambientali), Fise Unire (imprese recupero), Federambiente (igiene urbana) e Atia-Iswa (tecnici gestori).

Secondo quanto lamentano i rappresentanti delle categorie il sistema per la gestione dei rifiuti rischia di implodere a causa della norma che trasforma molti rifiuti speciali in rifiuti pericolosi. Le associazioni spiegano che nella maggior parte dei casi i rifiuti ora classificati come pericolosi non richiederebbero in realtà un trattamento speciale.

Il rischio, più che concreto, è che gli impianti si ritrovino all’improvviso a gestire una mole di rifiuti pericolosi superiore alle proprie capacità. Le associazioni avvertono che la situazione rischia di precipitare da un momento all’altro:

Se non s’interviene tempestivamente nel giro di alcune settimane i pochi impianti autorizzati a trattare i rifiuti pericolosi saranno saturi e aumenterà esponenzialmente il ricorso all’esportazione dei rifiuti riclassificati.

Secondo le associazioni di settore, il principio di precauzione applicato dalle nuove norme è ingiustificato da un reale pericolo. Per effetto delle nuove norme in vigore, circa due terzi dei rifiuti speciali non pericolosi prodotti in Italia lo diventeranno. La filiera sarà costretta a gestire in un anno 85 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi. Una mole che trova il sistema completamente impreparato.

Nei prossimi mesi potrebbero venirsi a creare diverse situazioni di emergenza in tutta Italia, a causa del numero insufficiente di impianti per il trattamento dei rifiuti speciali pericolosi. Come spiegano le associazioni:

L’applicazione della nuova norma sconvolgerà l’operatività quotidiana non solo dei produttori dei rifiuti, ma anche delle migliaia d’imprese impegnate nell’ordinaria gestione dei rifiuti e produrrà, a breve, diverse situazioni d’emergenza in tutta Italia, perché rifiuti che fino a ieri erano considerati non pericolosi non potranno più essere gestiti negli impianti che li hanno sinora trattati.

A preoccupare le associazioni sono anche i tempi burocratici della revisione dei contratti tra produttori e operatori. Il cambio di status dei rifiuti andrà infatti indicato. L’iter per il trattamento sarà diverso e bisognerà richiedere nuove autorizzazioni che potrebbero necessitare di tempi lunghi per l’approvazione, con il rischio di accelerare il collasso del sistema aggravando l’emergenza.

Fise Assoambiente spiega che il decreto legge Competitività otterrà l’effetto contrario per cui è nato, mettendo in ginocchio la filiera dei rifiuti in Italia e favorendo l’affidamento degli appalti ad aziende straniere. Per le associazioni le nuove norme altro non faranno che alimentare un turismo dei rifiuti tanto oneroso quanto poco auspicabile per un Paese che intenda favorire uno sviluppo consapevole e sostenibile della filiera.

Senza contare che le nuove norme entrate in vigore contrastano apertamente con le disposizioni comunitarie in materia di rifiuti speciali pericolosi. Le norme dell’UE dovrebbero essere adottate già tra tre mesi in Italia. Le associazioni si mostrano dunque interdette dalla confusione generata dalla riclassificazione dei rifiuti speciali voluta dal Governo Renzi.

19 febbraio 2015
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I vostri commenti
encas45, sabato 21 febbraio 2015 alle12:03 ha scritto: rispondi »

A me sembra che il governo Renzi si stia dando la zappa sui ....... piedi.....(un pò piu in alto)

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