Il problema dei rifiuti in mare, è sempre più sentito. Non si parla solo di materiali e oggetti abbandonati sulle spiagge, ma di tutto ciò che da attività marine o terrestri, attraverso fiumi, acque reflue o a causa di particolari eventi di maltempo, diventa parte integrante della composizione delle acque dei nostri mari.

Come ha fatto notare Gaetano Leone, coordinatore del United Nations Environment Programme (UNEP) – Mediterranean Action Plan per la Convenzione di Barcellona:

Gli impatti dei rifiuti marini non sono solo ambientali, ma anche economici, relativi a salute e sicurezza e culturali.

Ecco perché già nel dicembre 2013 i 21 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, assieme alla Commissione Europea e ai Membri della Convenzione di Barcellona, avevano adottato il Protocol for the Protection of the Mediterranean Sea against Pollution from Land-Based Sources and Activities (LBS), un piano per la gestione dei rifiuti, che da Luglio entra in vigore e si avvale dell’adozione di misure giuridiche vincolanti.

È un piano regionale, ma sarà realizzato a livello nazionale. Viene lanciato infatti in corrispondenza all’aggiornamento dei Piani d’Azione Nazionali (PAN) per combattere l’inquinamento proveniente da fonti ed attività terrestri.

Il Piano per la prima volta adotta un approccio di tipo ecosistemico, ai fini del raggiungimento di un “buono stato di salute”, si occuperà di prevenzione, ma anche di riduzione, riutilizzo e riciclo. In coordinamento con i vari nuclei costieri sarà indirizzato alla gestione integrata di rifiuti marini, con quella dei rifiuti solidi urbani.

Il calendario delle misure prevede un arco temporale di azione che andrà dal 2016 al 2025, ma molte delle misure dovranno essere adottate entro il 2020. L’attenzione sarà concentrata in particolare sul problema della plastica, che costituisce da sola fino all’83% del totale dei rifiuti marini.

Attraverso accordi con la grande distribuzione e con l’industria della plastica, si cercherà di regolamentare e ridurre la produzione di sacchetti e imballaggi che così grande danno fanno agli ecosistemi a causa della loro scarsa degradabilità.

Un dubbio sorge dalla mancata previsione di multe per chi non rispetta i vincoli. Il sistema della Convenzione di Barcellona si basa infatti sulla sanzione politica, dal momento che tutti i documenti sono pubblici.

4 agosto 2014
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