Ancora presente nei mari la plastica prodotta nel 1950. Questo quanto riportato dal WWF in un nuovo report, presentato a Trieste in occasione della Barcolana, storico evento velico in programma fino all’8 ottobre presso il capoluogo friulano. Secondo l’associazione del Panda la prima generazione di materiali plastici contribuirebbe al preoccupante dato sui rifiuti marini: il 95% sarebbe appunto composto da plastica.

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La presenza di plastica nei mari sarebbe frutto di un record di resistenza nell’ambiente marino preoccupante. Secondo il WWF questo rifiuto “Highlander” resisterebbe nel suo ruolo di ospite indesiderato fino a 600 anni, nel caso delle lenze da pesca abbandonate, oppure fino a 400 o 450 anni nel caso delle fascette di imballaggio delle lattine delle bottiglie. Ammonterebbero a 150 milioni le tonnellate di materiali plastici sparse nei mari del mondo.

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Fondamentale secondo l’associazione è puntare sull’economia circolare, soprattutto prevenendo la generazione di nuovi rifiuti attraverso l’ideazione di “prodotti longevi, riparabili, recuperabili e riciclabili alla fine del loro utilizzo”. Approccio che dovrà essere integrato da una maggiore efficienza nella raccolta e dal cambiamento nelle pratiche quotidiane dei consumatori. Così ha concluso la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi:

Stati, aziende e consumatori devono farsi promotori ed attuatori di un nuovo modello di economia circolare per il mare che riduca la dispersione di plastiche, divenuta oramai una vera emergenza. L’impatto è diventato insostenibile, sia per gli habitat che per le specie e per la nostra salute. Microplastiche e contaminanti entrano nella catena alimentare di balene, delfini, come i cetacei del Santuario Pelagos, e tartarughe, ma anche di pesci destinati al consumo umano.

2 ottobre 2017
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