Lo Stato italiano ha violato alcuni diritti fondamentali dei cittadini gestendo malamente l’emergenza rifiuti della Campania. Lo ha stabilito la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, accogliendo il ricorso presentato 4 anni fa da 18 residenti nell’hinterland vesuviano. In particolare, la sentenza riconosce che l’Italia ha leso il “diritto alla vita” e quello alla “vita privata e familiare” sanciti rispettivamente agli articoli 2 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Riconosciuta dunque, come si legge nel pronunciamento della Corte, l’incapacità prolungata delle autorità nazionali ad assicurare il funzionamento regolare del servizio di raccolta, trattamento ed eliminazione dei rifiuti, incapacità che ha danneggiato il diritto dei cittadini al rispetto della loro vita privata e del loro domicilio.

Respinta, invece, l’accusa di aver causato danni alla salute dei cittadini, dal momento che nessun ricorrente, secondo i giudici di Strasburgo, ha manifestato problemi sanitari riconducibili all’esposizione ai rifiuti, e che i tecnici nominati dalle parti in causa sono giunti a conclusioni divergenti sul presunto legame tra i sacchetti abbandonati e l’aumento di malattie anche mortali.

Lo Stato, inoltre, è stato assolto dall’accusa di non aver informato i cittadini in modo adeguato dei pericoli dovuti alla presenza prolungata dei cumuli di spazzatura ai bordi delle strade. Negato, infine, il risarcimento di 15mila euro pro-capite richiesto dai ricorrenti per danni morali.

L’unica violazione ammessa dalla Corte, dunque, è la negazione del diritto alla vita e alla vita privata e familiare, sanciti dai due articoli della Convenzione di Strasburgo. L’Italia, inoltre, dovrà pagare le spese legali, calcolate in 2.500 euro. I 18 ricorrenti, però, potrebbero ancora appellarsi alla Grande Chambre della Corte, chiedendo di rivedere la sentenza.

11 gennaio 2012
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