Entro il 2020 i sacchetti di plastica non solo non saranno più utilizzabili, ma potrebbero anche non essere più prodotti e con essi anche molti altri oggetti monouso realizzati con lo stesso materiale.

È questa la richiesta presentata ieri dal parlamentare europeo del PD Vittorio Prodi che ha già ottenuto l’approvazione dai suoi colleghi. In sostanza, riconoscendo la tossicità della plastica, Prodi ha chiesto al Parlamento di legiferare per la drastica riduzione della produzione di oggetti monouso, come appunto le buste, fino allo stop definitivo.

All’interno della proposta c’è anche l’eliminazione di tutte quelle sostanze, come gli ftalati, presenti nella plastica di prodotti non monouso, in modo da rendere gli oggetti in plastica circolanti nell’Unione Europea non pericolosi per la salute. Come ha spiegato il relatore Vittorio Prodi:

Il Parlamento ha indicato la strada per affrontare l’enorme problema dell’impatto negativo dei rifiuti di plastica sull’ambiente e sulla salute umana. Oggi abbiamo ribadito che desideriamo cambiare le cattive abitudini e prendere in considerazione i nostri prodotti, dalla produzione fino allo smaltimento finale. Utilizzandoli e riciclandoli correttamente, per quanto possibile, chiudiamo il ciclo e rendiamo effettivo il concetto di ‘economia circolare’. Ciò aiuterà anche a ripulire i nostri mari e le nostre terre, creando più posti di lavoro.

Il rapporto dimostra la pericolosità della plastica per la salute umana e per l’ambiente, e sottolinea anche la carenza di legislazione europea in materia. Per questo Prodi ha chiesto alla Commissione di stabilire degli obiettivi vincolanti, come fatto per esempio con le energie rinnovabili, che possano portare a raccogliere e separare almeno l’80% dei rifiuti in plastica entro la fine del decennio.

L’allarme riguarda proprio il corretto smaltimento di questi materiali. Nonostante le campagne di sensibilizzazione è stato dimostrato che la plastica monouso (sacchetti, piatti, bicchieri, posate e così via) non viene riciclata, o per mancanze dei cittadini o perché alcuni materiali non sono affatto riciclabili.

Al momento i dati ufficiali parlano di appena il 25% di plastica riciclata in tutta Europa. La restante immondizia finisce con l’intasare le discariche, creando pericoli per l’ambiente. Per risolvere questa problematica le proposte sono due: realizzare una formulazione chiara in materia di riciclo dei materiali plastici e revisione della legge europea sugli imballaggi.

L’obiettivo ultimo è di arrivare al 2020 con meno plastica nelle discariche, ma senza incentivare l’incenerimento dei rifiuti, nemmeno per la produzione dell’energia. Il risparmio in termini di smaltimento per la collettività ammonterebbe a ben 72 miliardi di euro ogni anno e creerebbe 400 mila posti di lavoro.

15 gennaio 2014
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I vostri commenti
Giorgio Zintu, mercoledì 29 gennaio 2014 alle15:06 ha scritto: rispondi »

Meglio tardi che mai ma il termine è troppo lontano rispetto all'emergenza planetaria. Se guardiamo molto vicino a noi e cioè al Mediterraneo si scoprirà che già da anni una ricerca promossa dalla Regione Liguria, dalla Corsica e dalla Regione sardegna e Provincia di Livorno ha dimostrato che la pesca oltre i 50 m. di profondità al largo delle coste liguri ha come risultato il 60% di plastica. Ecco perché è urgente introdurre la cauzione sui vuoti di palstica. C'è anche Andrea Zanoni che ha fatto molto in questa direzione.

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