Spesso vengono definite “grandi inquinatori”. Eppure, anche le grandi aziende sembrano ormai disposte a investire risorse e conoscenze per ridurre le proprie emissioni di gas serra. Un discorso che vale anche per le imprese italiane, almeno secondo il rapporto annuale stilato dal britannico Carbon Disclosure Project (CDP), una ONG che tiene sotto costante monitoraggi le performance ambientali delle 500 aziende più grandi al mondo.

I dati del 2011, anticipati in esclusiva dall’Ansa, si riferiscono a 404 società (quelle che hanno risposto al questionario annuale), il 74% delle quali ha fissati obiettivi precisi di riduzione della CO2. Un discreto passo avanti rispetto al 2010, quando le aziende sensibili rappresentavano il 64% del campione.

Più nel dettaglio, il CDP ha stilato una vera e propria classifica delle aziende più virtuose, prendendo in considerazione due fattori: l’indice di trasparenza, dato dalla quantità e qualità dei dati forniti dalle stesse aziende, e l’indice di performance, corrispondente ai margini di miglioramento raggiunti.

In base a questi due parametri, non sfigurano le imprese made in Italy. Le meglio piazzate sono FIAT ed Enel: entrambe hanno ottenuto il massimo punteggio nell’indice di performance (una A), mentre per quanto riguarda la trasparenza FIAT ha ottenuto 93 punti su 100 ed Enel 89 su 100. Vanno un po’ peggio gli altri grandi nomi della finanzia italiana: Generali (trasparenza 68 e C per le performance), ENI (83-B), Intesa Sanpaolo (68-C), Snam Rete Gas (51-D), Telecom Italia (73-B), Unicredit (70-D).

Esclusa dalla classifica la Saipem, che non ha raggiunto il minimo di 50 punti nell’indice di trasparenza (ha totalizzato 45), ma nel complessi il risultato è piuttosto positivo, soprattutto per il fatto che la maggior parte delle aziende italiane sottopone i propri dati alla verifica di controllori indipendenti. Cosa che, ad esempio, non accade nella civilissima Svezia, dove solo un ottavo delle società si affida a valutatori esterni.

Il trend nazionale, in ogni caso, conferma il l’andamento globale, anche se molta strada resta ancora da percorrere. La speranza è che anche i più restii (grandi aziende come Amazon e Apple non hanno compilato il questionario) si arruolino al più presto nella battaglia contro i gas serra. E se non dovessero bastare le motivazioni “green”, in CDP confida in quelle finanziarie: il 59% delle misure di riduzione della CO2 ha un ritorno economico entro soli i tre anni. Proteggere il clima, insomma, conviene due volte.

15 settembre 2011
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