Siamo ancora all’interno della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti e ieri il convegno “L’Italia del riutilizzo: verso un uso efficiente delle risorse”, promosso da Federambiente, Legambiente, Occhio del riciclone e Rete Onu, ha voluto realizzare un’approfondita analisi dello stato dell’arte del settore, portando il dibattito sulla sua evoluzione, sulle novità legislative e facendo conoscere delle esperienze concrete. È servito però anche a presentare il “V Rapporto nazionale sul riutilizzo 2014″, a cura del Centro di ricerca economica e sociale Occhio del Riciclone, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente.

Sono state invitate le Aziende di Igiene Ambientale, la Società Civile, gli Operatori del Riutilizzo e le Pubbliche Amministrazioni, che sono le parti che devono confrontarsi per fare pressione ai fini dell’emanazione dei decreti attuativi della legge di recepimento delle norme comunitarie sul riutilizzo, la cui mancanza blocca ancora molte realtà che lavorano nell’usato in Italia e che non sono regolamentate, ma la cui vitalità cresce giorno dopo giorno. Basti pensare come sia un mercato che nel nostro Paese, secondo un’indagine Doxa, vale 18 miliardi di euro l’anno, quasi l’1% del PIL nazionale.

La consapevolezza che il miglior modo per ridurre la quantità di rifiuti sia il riutilizzo, ha guidato tutta la discussione. Nel realizzare questo le buone pratiche possono diventare un vero e proprio settore dell’economia, anzi lo sono già visto che si conta siano 80 mila persone che attualmente lavorano, spesso in maniera informale, nel recupero e trasformazione di beni e oggetti dismessi, venduti poi in mercatini, negozi in conto terzi, commercio ambulante, cooperative ed enti di solidarietà.

Secondo l’Ufficio europeo dell’ambiente potrebbero diventare 800 mila in tutta l’Europa. A tal proposito Antonio Conti, portavoce della Rete Onu, ha così commentato:

Le attività dell’usato non possono vivere nel cono d’ombra nel quale oggi sono relegate. Preparazione per il riutilizzo ed “end of waste” sono già realtà in Europa. Questo non è più il tempo dell’attesa ma di colmare il gap con gli altri Paesi europei.

Mentre Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, nonché responsabile scientifico per la stessa associazione, punta l’attenzione sullo smaltimento dei rifiuti e sul riciclo, che per essere massimizzato richiede di applicare una tariffazione puntuale.

Il punto focale del convegno è stato però, proprio il racconto delle varie esperienze che praticano già il riuso e che permettono una migliore gestione del ciclo dei rifiuti, ma anche lo sviluppo di economie sociali. La loro voce, la dimostrazione dei risultati ottenuti e la loro forza, deve arrivare di fronte al legislatore italiano per spingere verso una semplificazione del loro percorso normativo.

27 novembre 2014
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