Prevista originariamente per il 31 dicembre 2012, la data entro la quale produttori e importatori italiani di pannelli fotovoltaici dovranno garantire lo smaltimento e il riciclo dei pannelli fotovoltaici a fine vita slitta di tre mesi: poco prima delle vacanze di Natale, il 21 dicembre, il GSE ha pubblicato il “Disciplinare Tecnico per la definizione e verifica dei requisiti tecnici dei Sistemi/Consorzi per il recupero e riciclo dei moduli fotovoltaici a fine vita” nel quale il termine ultimo per aderire a un sistema collettivo o a un consorzio di smaltimento viene posticipato al 31 marzo 2013.

Il rinvio è dovuto al fatto che i requisiti tecnici che i raccoglitori-riciclatori devono rispettare sono contenuti nel disciplinare stesso. Dal 21 al 31 dicembre passano solo 10 giorni, impossibile mettere in piedi un sistema che funzioni in così poco tempo come confermano anche le precedenti critiche avanzate dal Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane (GIFI) a novembre. Per quale motivo, però, c’è voluto tanto tempo per stilare un documento di appena nove pagine, sette e mezzo delle quali realmente contenenti le regole applicative?

Se lo chiede Alessandro Cremonesi, presidente del Comitato IFI i cui associati rispettano la legge già da luglio dell’anno scorso essendosi l’associazione rivolta al COBAT, l’ex Consorzio Obbligatorio per lo smaltimento delle Batterie esauste. Afferma Cremonesi:

In realtà il dubbio che il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) avesse iniziato uno strano palleggio di competenze con il GSE, al fine di consentire ai “ritardatari” di disporre di qualche mese in più per conformarsi alle prescrizioni, era nell’aria già da qualche mese: almeno da metà settembre, quando il Disciplinare Tecnico sui requisiti dei Consorzi di Smaltimento dei moduli a fine vita era di fatto già pronto per una sua pubblicazione, in attesa solamente di un formale avvallo da parte del MISE

Il “documentino”, quindi, era pronto da settembre ma la sua pubblicazione sarebbe stata volontariamente ritardata. Chi ci perde e chi ci guadagna? Sempre Cremonesi spiega che

La proroga ha l’effetto di uno schiaffo all’industria nazionale dei moduli FV, avvantaggiando invece quei consorzi, produttori e importatori appartenenti a gruppi multinazionali, per lo più cinesi

Secondo il Comitato IFI la proroga va a vantaggio sistemi e consorzi di smaltimento non ancora in regola con la normativa, ai quali aderiscono anche grandi gruppi esteri di produttori e importatori soprattutto cinesi.

Di sicuro, senza confermare né smentire i sospetti del Comitato IFI e del suo presidente, è facile confrontare la fretta mostrata dall’Autorità per l’Energia elettrica e il Gas nell’applicare la nuova normativa CEI 0-21 sui pannelli fotovoltaici con la calma del GSE e del MISE nell’obbligare la filiera italiana del fotovoltaico a organizzarsi per smaltire i pannelli.

Nel primo caso eravamo nei mesi a dir poco bollenti del passaggio tra il Quarto e il Quinto Conto Energia, e molti impianti sono rimasti fuori dagli incentivi del Quarto Conto perché non si trovavano sul mercato le famigerate “protezioni Spi” richieste dalla CEI 0-21.

Nel secondo, al contrario, si è mostrata molta pazienza anche se, a norma di legge vigente, non si potrebbero ottenere gli incentivi del Quinto Conto se il produttore o l’importatore dei pannelli fotovoltaici utilizzati nell’impianto non è in regola per il futuro smaltimento. Misteri solari italiani.

Fonte: Comitato IFI

2 gennaio 2013
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