Riciclo biancheria intima usata: gli sconti di Intimissimi

Anche quest’anno Intimissimi, noto e amato marchio di biancheria, rinnova il suo impegno per l’ambiente con una simpatica iniziativa. Dal 18 febbraio al 31 luglio, nei negozi del gruppo si potranno consegnare reggiseni, slip e maglie da riciclare, ricevendo in cambio un buono acquisto da utilizzare negli stessi store entro sei mesi.

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L’iniziativa, condotta in collaborazione con l’azienda dedita al riciclo I:CO, si propone di raccogliere tutti quegli indumenti ormai in disuso, ma assolutamente ancora recuperabili per ricavarne fibre, tessuti e altri materiali utili. Non vi sono limiti di taglia, usura o marca per questa singolare “rottamazione” benefica e gli incentivi al consumatore sono decisamente invitanti. Di seguito, la tabella di riferimento:

  • Reggiseni: 3 euro;
  • Maglieria uomo e donna: 2 euro;
  • Pigiami: 2 euro;
  • Slip uomo e donna: 1 euro.

L’ottica del riciclo, già da tempo perseguita dal Gruppo Calzedonia, è una delle risorse strategiche su cui l’industria manifatturiera sta puntando per il futuro. Si stima che ogni italiano produca all’anno almeno 1,3 kg di biancheria inutilizzata all’anno, una cifra che può raggiungere i 5-7 chili dei casi di più estremo shopping compulsivo. Recuperare materiali di origine tessile non solo permette di abbattere i costi di produzione, e quindi il prezzo finale sull’utente, ma anche di ridurre sensibilmente la produzione di CO2 derivante dalla lavorazione, con un impatto benefico sull’ambiente. Sempre più aziende si stanno convertendo al riuso sull’esempio proprio di Calzedonia e Intimissimi, da anni leader in questo settore.

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Il Gruppo Calzedonia assorbe diversi marchi, tra cui Tezenis e proprio Intimissimi: quest’ultimo conta 1.100 negozi in 29 paesi mondiali, 550 solo in Italia. Ed è proprio in Italia il paese dove l’iniziativa ambientale porta i maggiori frutti: la sensibilizzazione ecologica del cliente tramite fidelizzazione, a quanto pare, garantisce benefici immediati all’azienda, alla natura e al consumatore stesso, libero di svuotare l’armadio dei vecchi indumenti senza produrre rifiuti di difficile smaltimento. Il tutto guadagnando.

18 febbraio 2013
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