Non sono bastate le petizioni lanciate da Alfonso Pecoraro Scanio via Change.org e da Avaaz, la decisione di utilizzare richiami vivi per la caccia è rimasta invariata. A quanto pare la ridiscussione dell’articolo 16, comma 1 del decreto 91, non è andata a buon fine e le concessioni sono sopravvissute pressoché invariate. Il Senato ha così ridato agio ai quasi seicentomila cacciatori superstiti di utilizzare i piccoli uccellini migratori come richiami vivi per le prede. Un numero davvero esiguo quello dei rappresentanti della stagione venatoria, in confronto ai sostenitori delle petizioni e all’opinione pubblica contraria alla pratica.

La scelta di non modificare il comma incriminato ha trovato in particolare il sostegno del primo partito di governo, tranne Laura Puppato, con un massimo di 22 voti a favore e 18 contrari. La stessa UE aveva aperto contro l’Italia una procedura d’infrazione per l’utilizzo dei richiami vivi, con una lettera di messa in mora del Commissario Ue all’ambiente Janez Potočnik al Ministero degli Affari Esteri. Eppure il cambio di rotta tanto richiesto non è arrivato, non sono state considerate neppure le modifiche minime presenti nel testo di Governo.

La scelta dell’Italia di continuare a utilizzare questa pratica accontenta i gruppi e le lobby legate alla caccia, inoltre sono passati gli emendamenti firmati Caleo, Tomaselli e Vaccari che eliminano al tutela alle nutrie ridimensionandole a semplici roditori cacciabili con facilità. Annamaria Procacci, consigliere nazionale Enpa, ha così commentato:

Siamo sconvolti e sdegnati da questo voto con cui si cerca di salvare una pratica che ripugna alla coscienza di questo Paese, in nome della leggenda metropolitana del consenso dei cacciatori. È lo squallido trionfo di una vecchia politica lontana e ostile alla nostra nuova cultura.

La decisione di utilizzare piccoli uccellini in procinto di migrare scontenta l’opinione pubblica, gli animali ingabbiati e torturati verrebbero utilizzati come prede vive, come richiami per gli obiettivi dei cacciatori. Presto andrà in giudicato un altro articolo importante cioè l’842 del Codice Civile, che permette solo ai cacciatori di entrare nei terreni privati, quando non recintati a norma, e cacciare con armi pericolose a circa 150 metri dalle abitazioni.

31 luglio 2014
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