Quando pensiamo all’ambra ci vengono alla mente immagini di gioielli preziosi dal fascino senza tempo, oppure reperti archeologici al cui interno troviamo tracce di una vita remota. Pensiamo a qualsiasi cosa insomma, ma non ci viene in mente un altro aspetto, molto più tragico legato all’ambra.

A Dubrovycja, in Ucraina, da anni è scattata una vera e propria “febbre dell’ambra” che rappresenta, nascosta nel terreno sabbioso tra pini e betulle, una vera e propria fortuna per i cercatori di questa preziosa resina. Per trovarla però i “cacciatori” hanno letteralmente distrutto l’ecosistema di quest’area geografica.

Non solo. Si è scatenata una vera e propria guerra tra “gang” rivali che si sfidano nella conquista dell’ambra contendendosi a colpi di pistola i giacimenti più ricchi, davanti ad un governo che sarebbe non soltanto impotente, ma anche tragicamente corrotto.

Le conseguenze naturali della ricerca dell’ambra

Tutta l’area più selvaggia di Dubrovycja viene fatta letteralmente saltare in aria per trovare la preziosa resina. Il paesaggio così diventa quasi lunare: buchi, scavi, alberi sradicati: questa zona chiamata dai locali “Klondike” è devastata. È una ferita aperta controllata da militari e criminali che sembrano fondersi in una ricerca spasmodica di denaro e ricchezza.

Come racconta dettagliatamente John Wendle in un reportage per il National Geographic, l’estrazione dell’ambra quando avviene su larga scala apporta delle modifiche radicali e brutali al territorio che, successivamente, non viene “riqualificato”.

Sono migliaia poi gli ettari di terra deturpati dall’estrazione illegale dell’ambra, ma il governo ucraino non sa come muoversi per ovviare a questo problema ambientale così grave. Ostap Semerak, il ministro dell’Ecologia e delle Risorse Naturali di Kiev ha spiegato che sono quattro i fattori che concorrono in questa spasmodica “corsa all’ambra”: ambientale, criminale, sociale ed economica. Sono tutti connessi tra di loro e la gestione diventa quindi molto complicata.

Così Dubrovycja, giorno dopo giorno, si riempie sempre più di crateri davanti a una popolazione sconvolta ed impotente e ad un ecosistema naturale devastato per sempre.

17 febbraio 2017
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