La diffusione delle auto elettriche in Europa sta incontrando qualche difficoltà causata dalla crisi economica, la quale si riflette appieno nelle difficoltà del settore automotive, anche se, secondo alcuni osservatori, la crisi non sarebbe l’unico problema verso l’adozione di massa di questo genere di veicoli, che potrebbero essere frenati anche dall’assenza di uno standard per i sistemi di ricarica.

Secondo molti addetti ai lavori, l’Unione Europea sta lavorando nella definizione di uno standard che renda le stazioni di ricarica adatte a ogni tipo di vettura elettrica circolante nel territorio comunitario, a prescindere dal paese di provenienza del veicolo e dalla marca dello stesso. Questo progetto è più che altro un’esigenza, soprattutto se si considera l’obiettivo di avere una rete di distributori il più capillare possibile entro i prossimi anni.

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Arrivare a una soluzione non è però semplice, anche perché ci sono dei pareri contrastanti tra i principali costruttori europei, con la maggioranza di questi orientati verso un sistema di “Tipo 2” sostenuto dalla Germania, mentre i principali gruppi automobilistici francesi tendono verso una soluzione di “Tipo 3“, motivando la propria scelta con il fatto che, nel sistema scelto dai tedeschi, manchi un meccanismo che protegga gli utenti dal rischio di scosse elettriche accidentali in fase di ricarica.

Nel frattempo, le altre principali casi costruttrici si muovono sullo sfondo. I gruppi giapponesi come Toyota, Nissan e Mitsubishi sostengono lo standard CHAdeMO che ha già caratterizzato oltre 1.500 punti di ricarica in tutto il mondo, affiancati dai marchi americani General Motors, Ford e i tedeschi di Bmw e Volkswagen che premono per l’adozione dello standard SAE Combo, ritenuto il più semplice e pratico.

In questo contesto si segnala l’assenza dell’Italia e del gruppo Fiat, con il nostro paese che sembra al momento tagliato fuori da ogni apporto alla discussione in atto, quasi come se il futuro elettrico sia un affare destinato esclusivamente al resto del mondo e non riguardi invece anche le città italiane.

4 dicembre 2012
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I vostri commenti
Carlo, venerdì 28 dicembre 2012 alle0:10 ha scritto: rispondi »

C'è qualche inesattezza. I costruttori di automobili francesi, come quello italiano, appoggiano il tipo 2 essendo questa la posizione ufficiale di ACEA. Chi sostiene la tipo 3 è EV Plug Alliance, una alleanza di alcuni costruttori elettromeccanici senza alcun costruttore di auto nè distributore di energia elettrica.

lui la plume, venerdì 7 dicembre 2012 alle21:52 ha scritto: rispondi »

Il problema della ricarica delle batterie e' un problema che.... non andrebbe risolto ... . troppi sono gli interessi in gioco legati alle accise ... si rischia di non veder decollare il sistema. . Io penso si debba risolvere il problema sostituendo le batterie scariche con altre cariche. . Mi spiego meglio quando la macchina si rende conto che la carica e' bassa dovrebbe "prenotare" il cambio batterie ed indirizzare il guidatore alla "stazione di servizio" ... arrivati al "punto di scambio" in pochi secondi si scambiano le batterie "basse" con altre cariche ... e si riparte immediatamente arrivera' periodicamente l'addebito della differenza di carica tra le due batterie.. . per non snaturare l'idea di poter viaggiare con ricariche ecologiche (fotovoltaico sul tetto o su una pensilina) la vettura dovrebbe avere due tipi di batteria: una piccola (autonomia 15/30 km ricaricabile dal box, con la corrente di casa o da una fonte rinnovabile) e quella "standard" in comodato che viene caricata tramite rapida sostituzione. . Su questa base non vi sarebbero che vantaggi nel passaggio. . Poi ..... una attenta gestione del funzionamento della vettura potrebbe anche portare a viaggiare senza consumare la batteria in comodato: chi parte la mattina da casa con la batteria "piccola" carica arriva dopo una decina di km in ufficio, parcheggia sotto una pensilina fotovoltaica che ricarica (senza inquinare l'ambiente) e a fine lavoro se ne torna a casa con la batteria nuovamente carica; anche durante lunghi viaggi su autostrade assolate la piccola batteria potrebbe ricaricarsi mentre si viaggia .... ed appena in grado di fornire l'energia accumulata si consuma questa .... prima di tornare ad accedere a quella a pagamento probabilmente quando si e' fermi in coda ... non si consuma ... e ogni "tot" km di percorrenza si potrebbe viaggiare senza consumare l'energia inquinante a pagamento ...

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