L’abuso di antibiotici negli allevamenti intensivi, volto a sopperire alle condizioni igieniche precarie e alle infezioni causate dal sovraffollamento, sta causando la comparsa di batteri resistenti ai farmaci. A denunciarlo è stata la trasmissione d’inchiesta di Rai3 Report condotta da Milena Gabanelli.

Il servizio curato da Sabrina Giannini, andato in onda il 29 maggio scorso, ha sollevato l’indignazione dei consumatori italiani. A suscitare sdegno sono state in particolare le riprese effettuate di nascosto in uno stabilimento emiliano del noto produttore di carni Amadori e le tracce di stafilococco aureo, che sarebbero state rinvenute in campioni di carne suina made in Italy.

Le telecamere sembra abbiano ripreso dei suini agonizzanti, reclusi in spazi ridotti, pieni di piaghe e ferite aperte e calpestati dai ratti. Nel filmato si vede un ambiente buio che sarebbe ricoperto di escrementi di topi, con diversi flaconi di farmaci nel bidone dell’immondizia. Inoltre si vedrebbe anche un addetto urinare contro il muro del locale. Report sostiene che l’azienda si sarebbe rifiutata di incontrarli per dare la sua versione prima della messa in onda del servizio.

A seguito delle proteste scatenate dal servizio Amadori ha diffuso un comunicato in cui replica punto per punto alle accuse mosse da Report. Secondo l’azienda il servizio dà una visione parziale dell’allevamento di suini perché le riprese sarebbero avvenute in un locale adibito al ricovero degli animali che presentano dei problemi. Inoltre le riprese risalirebbero a sei mesi fa, prima che lo stabilimento incriminato venisse riqualificato.

L’infestazione da topi secondo la Amadori è comune negli allevamenti situati in aperta campagna e la compagnia attua da tempo misure di contenimento. In merito agli antibiotici la Amadori specifica che vengono impiegati solo per curare gli animali, mai a scopo preventivo:

In casi di utilizzo di antibiotico, gli animali vengono avviati alla macellazione solo dopo il superamento del ‘periodo di sospensione’, cioè il tempo necessario affinché il farmaco sia smaltito prima che l’animale venga avviato alla macellazione e quindi al consumo, condizione che viene puntualmente verificata dai veterinari pubblici, sia in allevamento, sia in fase di macellazione.

L’azienda fa sapere che negli ultimi tre anni nella filiera pollo e tacchino l’utilizzo di antibiotici è stato dimezzato. Gli antibiotici promotori della crescita negli allevamenti della Amadori non vengono invece impiegati, come disposto dalla normativa europea entrata in vigore dal 1° gennaio 2006. Nel comunicato l’azienda dichiara di aver avviato provvedimenti nei confronti dell’operatore che ha urinato nel ricovero dei suini, sottolineando che si tratta di un caso isolato.

L’azienda sta valutando di intraprendere azioni legali nei confronti di Report per le immagini degli allevamenti ottenute illegalmente e per l’impostazione del servizio, ritenuta parziale e non fedele alla realtà.

Le cifre diffuse da Report hanno scosso l’opinione pubblica. In Italia vengono allevati intensivamente 30 milioni di animali per un consumo totale che secondo Report ammonta a 1300 tonnellate di antibiotici. Il 70% degli antibiotici prodotti in tutto il mondo verrebbe impiegato proprio negli allevamenti intensivi. Report sostiene che l’utilizzo di antibiotici negli allevamenti, unito alle cattive pratiche nella Sanità pubblica, come la prescrizione impropria di antibiotici in età pediatrica e le infezioni ospedaliere, stia causando la formazione di batteri sempre più aggressivi e pericolosi.

L’antibiotico-resistenza sarebbe favorita anche dal consumo di carni provenienti da allevamenti intensivi, contenenti residui di antibiotici. Riguardo a questo punto, Amadori ha replicato citando i dati del Piano Nazionale Residui (PNR) del Ministero della Salute:

Le analisi effettuate dalle Asl con lo scopo di verificare che i farmaci veterinari siano utilizzati correttamente hanno rivelato che nelle produzioni zootecniche italiane non ci sono problematiche rilevanti per quanto riguarda residui di antibiotici pericolosi per l’uomo.

Nella polemica è intervenuta anche la Lega Antivivisezione che da anni si batte contro gli allevamenti intensivi. Il vicepresidente Roberto Bennati mette in dubbio la versione di Amadori:

Anche questa volta qualcuno dirà che non rappresentano gli allevamenti italiani e che si tratta di allevatori isolati. Ormai è il mantra degli allevatori e della industria della macellazione. Anche Amadori ha chiarito subito che si tratta di un operatore non conforme e che addirittura quell’allevamento è stato ristrutturato proprio in queste settimane.

La LAV sostiene che le sue inchieste negli allevamenti anni fa documentarono pratiche simili a quelle denunciate da Report. La Lega fa appello al Ministero della Salute, al Ministero delle Politiche Agricole e alla Commissione Europea, affinché intensifichino i controlli negli allevamenti lager e rispondano alle preoccupazioni dei consumatori:

Rimaniamo uno dei Paesi con il più alto consumo di antibiotici per l’allevamento a causa delle condizioni di detenzione e sfruttamento degli animali nelle fabbriche della carne dove l’etologia degli animali è sistematicamente sacrificata alla produttività, eppure la zootecnia riceve miliardi di euro per trattare gli animali in questa maniera e per inquinare le nostre acque e la nostra aria.

Per ora il Ministero della Salute e il MIPAAF tacciono. I consumatori vogliono però delle risposte. In decine, allarmati dal servizio di Report, minacciano di boicottare il noto marchio e hanno invaso di commenti negativi i canali social dell’azienda. Il comunicato della Amadori non è riuscito a placare gli animi. A.T. scrive:

Non sono del tutto soddisfatto della vostra risposta. Se le immagini sono di qualche mese fa, come dite, vuol dire che quei polli e quei maiali noi consumatori li abbiamo mangiati, è questo che ci indigna, non le tecniche di intrusione per effettuare il servizio di ‪Report‬. Voi lo sapevate e ce li avete venduti lo stesso.

31 maggio 2016
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