Da neo-genitori ogni piccola stranezza nel comportamento del bambino può destabilizzare, compresi il reflusso e il rigurgito. Si tratta in realtà di fenomeni assolutamente normali nei neonati dovuti alla brevità dell’esofago, alla dieta che seguono e la postura quasi sempre orizzontale. Lentamente poi vanno a sparire, dopo un picco intorno ai 4 o 5 mesi di vita.

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Ci sono però dei casi in cui il reflusso può essere considerato meritevole di attenzione e quindi patologico. Secondo quanto ha spiegato in un’intervista a La Stampa il dottor Graziano Barera, primario di Pediatria, Neonatologia e Patologia Neonatale del San Raffaele di Milano, bisogna preoccuparsi quando questo fenomeno compromette la crescita del neonato, o comporta dolore.

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Se il reflusso continua in modo persistente anche nel secondo semestre, sempre secondo quanto dichiarato dal primario, potrebbe causare delle lesioni alla laringe.

Se i genitori dunque sospettano che ci sia un problema di questo tipo, al bambino vengono effettuati degli esami diagnostici che vanno ad analizzare il reflusso per trovare la risposta più chiara possibile al problema, svelando anche eventuali anomalie. Come ha proseguito il dottor Barera, la terapia classica prevede l’uso di “antisecretori gastrici, gastroprotettori e procinetici”.

Il tutto però prescritto dal proprio medico curante e dopo gli esami necessari. Tra i piccoli accorgimenti che si possono usare in ambito domestico vi è quello di posizionare il bambino inclinato di 30 gradi e non completamente sdraiato, ridurre la quantità di cibo ad ogni pasto, aumentando d’altra parte la frequenza (se il bambino non è allattato al seno).

1 marzo 2017
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